lunedì 27 aprile 2015

Intervista: Laura Caterina Benedetti e i suoi romanzi

Buongiorno a tutti e buon lunedì. Qui piove e tira vento e quindi tra raffreddori, colpi di tosse e mal di gola, cosa c'è di meglio che leggersi una bella intervista? Questa volta la mia "vittima" è un'autrice di cui vi ho parlato un mesetto fa: Laura Caterina Benedetti, uscita da poco con un nuovo romanzo, "Sul Finire di Agosto" (Presentazione QUI).
Ma lascio la parola a lei che molto gentilmente si è sottoposta alle mie domande.

Intervista:
Ciao, Manuela! Grazie per avermi ospitato nel tuo blog e per avermi voluto fare questa intervista, e grazie a chiunque vorrà spendere un po' del suo tempo per leggerla :)

1-Hai all’attivo ormai varie opere. Mi piacerebbe sapere quale di queste ha un posto speciale nel tuo cuore e perché.
In realtà credo di essere affezionata a tutto quello che ho scritto, perché tutto l'ho sempre scritto "dal cuore" e mai in modo meccanico o calcolatore (ad es., scrivo un certo genere perché va di moda o so che venderà). Se devo proprio scegliere, però, scelgo "L'inquisitore di Lagoscuro", un romanzo in costume in cui il punto focale della trama è la storia d'amore tra Erminia e Fiordinando.
Il soggetto basilare, sotto forma di racconto di circa 40 pagine, l'avevo già scritto al liceo. Circa dieci anni più tardi, dopo aver scritto tre o quattro rosa ed aver visto che ero in grado di comporre cose più lunghe di un racconto, ho deciso di riprendere Lagoscuro e farne un romanzo: è stato relativamente facile perché avevo già la trama fatta, ma seguendo quella ho ricominciato da zero, stavolta cercando di creare dialoghi più consoni al periodo medievale e di usare anche un linguaggio volutamente "vecchio". Ero reduce dalla lettura di diversi romanzi storici di Rafael Sabatini, quindi non è stato difficile far mio uno stile che ammiro tantissimo. Ho allargato e modificato tante scene, ma il fulcro è rimasto lo stesso e io sono stata molto contenta di aver dato "nuova vita" a questo racconto.

2-Hai scritto romanzi appartenenti a vari generi: romance, noir, storico… quali caratteristiche ti piacciono dell’uno e dell’altro? Ce ne è qualcuno che senti più tuo, oppure ognuno di essi rappresenta una parte di Laura scrittrice?
 Diciamo a onor del vero che, nonostante la differenza di generi, nei miei lavori c'è sempre il lato romance, poiché a me piace davvero tanto immaginare storie d'amore. Del romanzo in costume (preferisco definirlo così, anziché storico, perché c'è molta invenzione e nessun aspetto "storico" inteso come eventi o personaggi esistiti) "L'inquisitore di Lagoscuro" mi è piaciuto poter creare un protagonista "cavaliere" nel vero senso della parola,  forte di fronte ai pericoli ma anche dolce nei confronti della donna amata che, dal canto suo, pur mantenendo un modo di fare un po' remissivo, adatto all'epoca medioevale, lotta con tutte le sue forze per non soccombere a un'esistenza d'inferno impostale dai familiari.  Mi è piaciuto anche inserire elementi avventurosi, duelli, intrighi, elementi che negli altri miei romanzi non ci sono.
Dei rosa contemporanei "Non ti sposo!" e "Ombra di passione"... beh, facile, come ho detto prima io vado in estasi di fronte a qualunque tipo di storia d'amore, perciò mi è piaciuto poter sfoderare più che potevo la vena romantica.
"Katriona", un po' noir e un po' romance, è stato un esperimento sia come trama sia come stile di scrittura: lì mi attirava l'idea di usare come protagonisti personaggi "negativi" (una lucciola e un boss della malavita), ma poiché loro sono i protagonisti il lettore dovrebbe essere portato a stare dalla loro parte, specie perché i due cattivi sono ben peggiori di Katriona e del suo Leòn!
Non penso di prediligere un genere sull'altro, perché in quel preciso momento mi sono sentita portata a scrivere un determinato tipo di romanzo o racconto e perciò credo, citandoti, che siano tutti parti del mio percorso di scrittura.

3-Quando io scrivo spesso mi pongo una domanda. Mettendo qualcosa di me in ognuno dei miei personaggi, mi chiedo se chi mi conosce rivedrà quel tratto di me e cosa ne penserà. In fondo credo che uno scrittore rifletta nelle sue opere anche le proprie fragilità, paure e ricchezze, pregi e difetti. Capita anche a te? Quanto di te c’è nei tuoi personaggi. Condividi questa “paura” di essere smascherata?
Spesso nei miei lavori ci sono cose di me, ma raramente troppo personali. Può essere, come in "Non ti sposo!" e in Lagoscuro, un luogo: nel primo, la casa in campagna era parte di un panorama che vedevo dal mio balcone, nel secondo la chiesa l'ho descritta ispirandomi a una chiesa gotica della mia città. Può essere anche una passione: amo i libri e Ada di "Ombra di passione" fa la bibliotecaria, anche se rimane solo accennato. In "Sul finire d'agosto" Morgana, parlando con Lorenzo, cita, a proposito di una divinità creatrice, una poesia che ho imparato alle medie, e il dialogo in questione credo sia quello più personale che abbia mai scritto. Nella raccolta di racconti "La biglia di vetro", il brano che dà il titolo all'ebook narra senza modifiche o aggiunte inventate un fatto che mi è accaduto davvero e che mi ha emozionato molto, ossia l'incontro con un bizzarro musicista ambulante che mi ha fatto un dono speciale. Anche "Barbetta la capra che ride", seppur con emozioni diverse e più giocose, non è altro che un diario di un periodo in cui ho avuto un gregge di capre praticamente sotto casa, quindi racconto soltanto cosa mi è capitato (o meglio cosa è capitato alle capre), né più né meno.
I miei personaggi, soprattutto quelli femminili con cui bene o male mi "identifico" mentre scrivo, cerco di farli differenti da me, e in ogni caso da storia a storia di dar loro tratti di carattere diversi sperando che le mie "eroine" non sembrino tutte fatte con lo stesso stampino; mi accorgo che spesso conferisco loro tratti di "come vorrei essere" piuttosto che di "come sono". Soprattutto negli aspetti di drammi o tristezze evito di parlare di cose che possono riguardarmi, lì tendo a inventare e a distaccarmi del tutto dalla mia vita: i miei dispiaceri li affronto confidandomi con le persone a me care, non mi è mai capitato di riversarli nella scrittura. Per rispondere direttamente al tuo ultimo quesito, no, non ho paura di essere smascherata perché non metterei mai cose che vorrei tenere segrete o private, e quelle che ci sono possono benissimo essere riconosciute da chi mi conosce, non è un fatto che mi imbarazza.

4-Parlaci del tuo nuovo romanzo “Sul Finire d’agosto”. Da dove l’ispirazione per questa storia d’amore? Quale il tuo personaggio preferito? Dicci tutto ciò che vuoi senza timore di essere prolissa.
Non mi ricordo come mi è venuta l'ispirazione! So solo che volevo scrivere qualcosa di sensuale e ambientarlo in una bella dimora sulle colline torinesi, oltre ad aggiungere un certo elemento legato all'arte che non posso dire, se no faccio spoiler a chiunque sia incuriosito e voglia leggere questo romance. In un paio di giorni l'idea ha fatto radici e io mi sono seduta al pc, ho aperto Word e ho cominciato a scrivere il primo capitolo con la scena del funerale, e non avevo nient'altro in mente tranne pochissime scene... poi, pian piano, le cose hanno cominciato a delinearsi e a venir fuori da sole, è comparso un personaggio "cattivo" senza che ci avessi pensato prima, e così ho scritto il romanzo :)
Il mio personaggio preferito è Lorenzo, con la sua entrata in scena un po' prepotente e dominatrice... io ho cercato di renderlo l'uomo ideale, ma dovranno essere le lettrici a giudicare se è un bel personaggio maschile!

5-Nei tuoi scritti il romance è sempre un elemento importante. Molti lo ritengono un genere inferiore, una lettura per donnicciole frivole e annoiate. Cosa ne pensi e cosa piace a te del romance?
Come ho risposto prima, a me piace molto immaginare storie d'amore in tutte le "salse" (anche se con due limitazioni, cioè solo etero e senza sesso strano o estremo), e sia come lettrice sia come autrice non m'importa se qualcuno pensa che io legga o scriva un genere inferiore. Come lettrice, comunque, di rosa ne leggo ben pochi: a volte ho dei periodi in cui sono satura e non leggo nulla anche per più settimane, ma sono una lettrice disordinata. Per fare un esempio, negli ultimi mesi ho letto dei romanzi del Verga giovane (melodrammi, roba forte di amore e morte, e dopo averne letto uno ne ho cercati altri), prima ancora ricordo di aver letto dei racconti giapponesi, poi Dumas, de Nerval... le mie esperienze di rosa si basano su pochissimi Harmony e su alcuni Salani delle nostre mamme o nonne. Quando ho scritto il primo rosa, di Harmony non ne avevo mai letti, ho cominciato a comprarne qualcuno in seguito!
Come autrice, sono la prima a dichiarare che storie come "Non ti sposo!" e "Ombra di passione" non abbiano altre pretese che di essere rosa, quindi pure storie romantiche adatte a chi cerchi solo quello, senza chissà quali trame complesse o tematiche impegnate. Io non so se il romance sia considerato inferiore, non so se noi che leggiamo o scriviamo rosa siamo considerate donnicciole frivole, però... non mi interessa. A me piace scrivere rosa e l'importante è che a qualcuno piaccia leggere ciò che scrivo, senza che ci sia bisogno di essere influenzati da pregiudizi.

6-E a questo proposito una domanda di più ampio respiro. So che tu non inserisci scene esplicite di sesso nei tuoi libri. Non ho letto ancora il tuo ultimo romanzo, ma almeno nei primi era così. Mi piacerebbe quindi sapere da te cosa ne pensi del modo in cui l’eros e il sesso si sono diffusi nei prodotti editoriali che prima ne erano privi. Il romance è divenuto quasi erotico, l’erotico porno e, comunque, ormai in quasi ogni libro oggi pubblicato vi è una scena esplicita. E’ questo che piace ai lettori? Serve questo per vendere?
In "Sul finire d'agosto" le scene sensuali compaiono: non ci sono comunque termini espliciti né dettagli anatomici, e credo (spero!)  di essermi tenuta su un livello elegante e mai volgare. È stata una scelta precisa perché stavolta, anche nel contesto della storia, io volevo proprio inserirle queste scene, ma non è un'evoluzione obbligata: ho un rosa incominciato che probabilmente, quando riuscirò a finirlo, risulterà più simile a "Non ti sposo!" in cui i protagonisti si danno giusto un bacio.
Per la tua domanda, mi lego a cosa ho risposto prima: non essendo esperta lettrice di rosa e tantomeno di romance più hard, non ho un'opinione precisa sul collegamento che può esserci tra inserimento di scene esplicite e decollo delle vendite. Immagino che il fenomeno delle sfumature di grigio abbia creato molti cloni, ma ricordo anni fa di aver preso in mano un rosa di Rosemary Rogers e di aver letto sulla copertina che si trattava di una delle più spregiudicate autrici americane (o una definizione del genere, che comunque faceva capire che i contenuti erano più hard di altri rosa della stessa collana): insomma, aperta una pagina a caso ho letto una scena che per me non era porno ma quasi, quindi mi sembra che la parte più hard nei rosa ci fosse anche prima, forse un po' più limitata rispetto ad adesso. Secondo me, il fatto che le sfumature abbiano avuto un successo tanto grande indica che evidentemente alla gente piace leggere un certo tipo di scene, al di là di quanto la storia dietro al sesso sia affascinante o no; io non giudico se la storia sia bella o no perché, dopo aver letto alcuni estratti delle sfumature, ho deciso che non avrei speso altro tempo per leggere quei romanzi o altri libri simili. A me non piace leggere nemmeno i libri in cui si parla in termini espliciti delle parti intime, figurati, quindi i lettori (o le lettrici) che vogliono per forza un romance erotico o addirittura porno non lo troveranno nei miei lavori.

7-Tu hai iniziato come autrice self. Poi il tuo “Katriona” è stato preso da una casa editrice; ora ancora self. Quali i pregi e i difetti dell’uno e dell’altro mondo?
Per conto mio, a costo di suonare presuntuosa, l'aspetto che preferisco del self è la libertà totale di poter decidere cosa, come e quando scrivere, potermi scegliere la copertina e poter gestire senza terze persone i guadagni (anche e soprattutto se si tratta di cifre piccole). Ho una persona fidata che agisce sia come editor sia come correttore di bozze, e il fatto che sia "di famiglia" non toglie che sia anche molto severa, infatti ad esempio mi ha aperto gli occhi sugli enormi difetti di un rosa che ho scritto prima di "Ombra di passione", che avrei voluto pubblicare e che poi ho "rimesso nel cassetto" decidendo di pubblicarlo solo se e quando avessi apportato grosse modifiche.
La casa editrice dà più prestigio a un lavoro per il fatto di essere stato pubblicato da un editore, appunto, e per il fatto che in teoria il libro dovrebbe uscire PERFETTO, senza nemmeno un refuso o un errore, visto che dietro ci deve essere un lavoro di squadra; è di sicuro un traguardo ma anche un punto di partenza, se un romanzo avesse successo poi il pubblico si aspetterebbe di sicuro altri libri che diano lo stesso grado di soddisfazione.
A me piacerebbe, come a qualunque autore, riuscire a fare il "grande passo", ma sicuramente fino ad ora il self mi ha dato comunque delle soddisfazioni.

8-Domanda d’obbligo. Cosa hai in serbo ora per i tuoi lettori? Il cantiere è già aperto oppure ancora non hai nessuna idea precisa?
 Purtroppo (o per fortuna, non lo so!), ho tantissime idee e ben 3 romanzi incominciati -dove per "incominciati" intendo che due sono circa a metà e l'altro almeno a un terzo. Ho detto "purtroppo" perché a volte, con troppa roba in testa, non si combina niente! Per varie ragioni questi progetti si sono fermati perché nel frattempo era sopraggiunto qualcos'altro che ha preso con prepotenza la precedenza sugli altri. Adesso è un periodo di vuoto totale, poiché per diversi mesi mi sono dedicata completamente alla revisione di "Sul finire d'agosto" e ancora non mi è tornata la "vena"; appena mi tornerà per un romanzo completo, e non solo per le storie brevi su 20Lines, vorrei sicuramente riprendere uno di questi progetti visto che due sono dei rosa.

Ecco, io ho finito. Grazie ancora, Manuela, per lo spazio che mi hai concesso!
Per chi ha letto questa intervista: vi ringrazio molto di aver letto, spero di non avervi annoiato e, se siete incuriositi dal mio lavoro, vi invito a visitare una o tutte le mie pagine sul web.


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Grazie a te per essere stata con noi e avere avuto la pazienza di rispondere alle mie curiosità. Che dire... "Sul Finire d'Agosto" è nella mia lista lettura quindi avrò presto il piacere di leggere ancora qualcosa di tuo.

mercoledì 22 aprile 2015

Occhio al Libro: "Save Me"

Una piccola segnalazione per questa serata primaverile. Un romance che sta riscuotendo successo di vendite e di recensioni, opera dell'autrice Mya McKenzie.


SCHEDA LIBRO:

Titolo: "Save Me"
Autore: Mya McKenzie
Genere: Romance
Formato: e-book
Pag: 385 (formato kindle)

Link per l'acquisto:


LA TRAMA:


"Save Me" è il grido disperato e silenzioso di una adolescente in difficoltà.
A causa di un incidente con il motorino, Sienna non ha potuto frequentare regolarmente le lezioni e si ritrova a dover ripetere l'anno. Da quando è rientrata a scuola, i suoi nuovi compagni la evitano come la peste, mentre le vecchie amiche sono troppo piene di sé per abbassarsi a frequentare una ragazza del terzo anno.
Sienna è sola, tutti la ignorano e nessuno comprende il suo disagio, nemmeno i professori.
Almeno finché a scuola non arriva il nuovo supplente di matematica.
Nicholas Hallaway è giovane, simpatico e affascinante ma, soprattutto, è l’unico ad accorgersi che lei esiste. Con tenacia e determinazione, il professore riesce a fare breccia nell'apatia della giovane e a spingerla ad affrontare le difficoltà che incontra a scuola.
Accanto a Nicholas, Sienna recupererà progressivamente la sicurezza e la fiducia perdute ma scoprirà che anche il suo insegnante, ad un certo punto della propria vita, si è perso. Così profondamente da non aver ancora trovato pace...

Per un piccolo assaggio del romanzo...


Biografia:
Classe 1977, Mya McKenzie ha un diploma di ingegneria informatica e lavora come programmatore in un azienda accanto a casa.
Sposata e con due figli, vive in un piccolo ma splendido paesetto di campagna.
Il primo libro che ha letto e' stato IT (Stephen King), scelto perché, ancora pre-adolescente, le era stato proibito di vederne la trasposizione cinematografica.
Da allora ha proseguito con passione a leggere il filone Thriller/Noir, ha arricchito la sua biblioteca personale con numerosi gialli ed infine è approdata al rosa, la sua ultima passione.
Ha iniziato a scrivere all'università ma è riuscita a portare a termine la sua prima opera soltanto qualche anno fa. Nel 2014, Mya ha pubblicato il suo primo romanzo, "A walk to home", e ora è di nuovo nelle librerie con "Save Me".

martedì 21 aprile 2015

Recensione: "2 Geni, Pirandello e la Legge"

Non potevo mancare l'appuntamento con questo nuovo romanzo di Antonio Scotto Di Carlo. Amico, bravissimo autore, mente originale e creativa. Avrà fatto di nuovo centro con questa nuova opera diversa da tutte le altre ma in certi versi simile?
Ecco la mia opinione.

SCHEDA LIBRO:

Titolo: "2 Geni, Pirandello e la Legge"
Autore: Antonio Scotto Di Carlo
Genere: Narrativa contemporanea, romanzo breve, ironico
Formato: e-pub (prossimamente anche cartaceo)
Pag: 132 (formato kindle)

Link per l'acquisto:
Amazon, Kobobooks, Google Play e molti altri stores

Pagina Facebook:
https://www.facebook.com/pages/Antonio-Scotto-di-Carlo/727952230585880?fref=ts

LA TRAMA:

In una società in cui sono quelli capaci di mentire ad andare avanti, in una società strutturata su un sistema che avvantaggia tali furbacchioni, in questa società dove chi critica il sistema spesso ci sguazza anche, la tanto invocata Verità ha veramente qualche potere?

Il giovane Liberto è protagonista di un incidente stradale senza gravi conseguenze, ma lui e il suo amico Giosuè finiscono negli ingranaggi della Giustizia.

Riusciranno i due sempliciotti a districarsi fra gli ambigui grovigli dei Codici?
Dulcis in fundo, un racconto breve sulla ‘tenacia’ dei sognatori: La Parabola del Coglione.

Recensione:

“2 Geni, Pirandello e la Legge” è l’ultimo romanzo breve di Antonio Scotto Di Carlo e, come sempre, posso dire che l’autore è una garanzia. Garanzia di ottima scrittura, padronanza eccellente della lingua, storie originali, trame molto interessanti e riflessioni sulla vita. Perché sì, i romanzi di Antonio non sono mai solo delle storielle ma ci pongono sempre davanti ad alcuni aspetti della realtà. Che trattino di rapporti familiari, amore, sogni e speranze, musica e arte o, come in questo caso, gli effetti che la dura legge della vita ha sugli animi semplici, i suoi romanzi esplorano sempre ciò che nasconde l’animo umano, nel bene nel male.


Cominciamo quindi a parlare di questi due "geni", Liberto e Giosuè. Devo dire che mi ci sono riscontrata molto e purtroppo ne ho dato prova proprio in un recente incidente stradale. So quindi come in effetti possono andare queste cose ed è tutto vero. E’ così, tanto che a volte si ha la tentazione di smettere di credere nell’onestà, nella giustizia e nel senso dell’onore, ma non è facile.

E’ questo che si ritroverà ad affrontare Giosuè, il protagonista indiscusso del racconto. Questo ragazzo è un animo semplice, ingenuo ma estremamente onesto; convinto, nella propria purezza di vedute, che al mondo la verità e l’onestà sia tutto ciò che conta, e che queste virtù siano così potenti che nulla può sconfiggerle perché il bene trionfa sempre sul male. E’ un po’ come un bambino che vede il mondo ancora con occhi innocenti.
Purtroppo il nostro eroe, perché colui che ha ancora questa visione della vita nella società di oggi solo un eroe può essere, è destinato a svegliarsi presto da questo sogno incantato. Lotterà con tutte le sue forze per non farlo, farà di tutto per continuare a credere e sperare, ma ci penserà la Legge, con i suoi inghippi e manovre a distruggere le sue illusioni. E Giosuè ne verrà completamente stravolto.

L’amico Liberto, che invece rimane più sullo sfondo della vicenda, nella sua onestà sembra vivere meglio lo stato delle cose. Appare più disilluso, ma a ben vedere non è così. Ha in realtà quella rara dote che lo spinge a essere felice di ciò che ha, senza troppe pretese. Ha avuto un incidente? E’ vivo? Bene, allora è tutto a posto, non chiede né pretende altro. Ciò che conta è che può ancora raccontarlo.
E mentre all’inizio il lettore fremerà di sdegno per la sua arrendevolezza, piano piano si ritroverà a chiedersi se in fondo il suo sia l’atteggiamento più giusto. Insomma, meglio lottare per i propri diritti oppure meglio lasciar stare per evitare di infilarsi in ingranaggi strani e tortuosi che potrebbero anche rivolgersi contro di noi?

Difficile davanti a certe situazioni darsi una risposta. Verrebbe da dire: i propri diritti vanno difesi ad ogni costo e si deve combattere per far trionfare la verità. Ma sappiamo tutti che spesso la vita è fatta di compromessi e bisogna saper anche abbozzare, come fa Liberto.

Antonio Scotto ci offre quindi un altro spaccato di vita quotidiana ma lo fa con humor e ironia, spesso amara, ma ha la capacità di far sorridere anche quando ci sarebbe da piangere.

Potrei dire molto sul finale del racconto ma non posso farlo senza rovinare tutto, quindi starà ad ognuno di voi andare a scoprirlo e vedere cosa capiterà ai nostri due eroi.

Parliamo a questo punto degli altri due personaggi che tengono in piedi la trama: l’avvocato Lucio e il giudice. Il primo è il classico esempio di un uomo cinico e arrogante, ormai reso così cieco dalle acque torbide in cui si muove da non riuscire nemmeno a scorgerne la sporcizia. Per lui i tipi come Giosué sono solo sciocchi e persone da compatire.
Il secondo è un uomo che sa fin troppo bene quali siano i meccanismi della giustizia, che ha vissuto il fervore della gioventù e la stanchezza della vecchiaia, ma la cui coscienza non si è mai sopita del tutto. Nel suo caso è proprio vero che la vecchiaia porta saggezza. Quest’uomo subisce una grossa scossa dall’incontro con Giosuè. Ne rimane colpito e ammaliato e la sua riflessione sugli alti e bassi della propria vita come uomo di legge, integro e corretto, è davvero molto interessante e di un’onestà e limpidezza disarmante. Un bell’esempio di autocritica.

Anche qui l’autore ci invita a riflettere su noi stessi, sulla strada percorsa, su ciò che si è realizzato e come, su quanto di noi abbiamo sacrificato per arrivare dove siamo.

Ultima nota: il registro linguistico, o meglio i due registri linguistici. Da una parte una narrazione di un certo livello, con un vocabolario ottimo e adatto al tema trattato, uno stile fluido e impeccabile. Dall’altra i dialoghi che fanno uso di termini popolari, inesattezze, errori grammaticali, storpiature dialettali. Fantastica la credibilità di questi dialoghi e ancora più fantastico l’occhiolino autoironico che a questo proposito l’autore inserisce a un certo punto in un dialogo tra Giosuè e Lucio.

In conclusione un romanzo che consiglio assolutamente. Una riflessione ironica, interessante, originale su alcuni temi attuali e reali del nostro vivere quotidiano con lo stile e la bravura inconfondibile dell’autore che anche questa volta mi ha regalato delle belle ore di svago.

Vi lascio con una frase, una citazione che vi farà capire non solo il tema del romanzo ma anche un piccolo particolare del titolo:

“Mentire per far sì che la verità trionfi… pare una commedia di Pirandello”.

Un ultima cosa, prima di chiudere. Vorrei porre per un istante l'attenzione sul breve racconto inedito: “La Parabola del Coglione”, inserita a conclusione del romanzo.
Anche qui l’autore ci porta a riflettere sulla nostra vita, sui nostri desideri, su ciò che perdiamo di vista spesso per inseguire quelli che non sono sogni ma solo illusioni. C’è una sottile linea di confine tra cercare di raggiungere i propri obiettivi, realizzare i propri sogni e perdersi dietro a delle illusioni. Proprio su quel confine sta la differenza tra il “Coglione” di cui parla l’autore e il “Temerario” che crede e ha fede in se stesso e nelle proprie capacità e bisogna stare attenti altrimenti ci si può ritrovare dalla parte sbagliata senza nemmeno accorgersene.

IL MIO VOTO:


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venerdì 17 aprile 2015

Recensione: "Tanto è solo per Adesso"

Buongiorno! Sì, lo so. Sono un po' altalenante in questo periodo, ma gli impegni sono tanti e il tempo sempre meno. Però sono ancora qui e oggi riesco finalmente a pubblicare la recensione di un libro di cui vi avevo parlato qualche mese fa.
Un libro con una tematica molto attuale e delicata in cui, purtroppo, molti dei giovani di oggi (ma anche meno giovani) possono ritrovarsi: la precarietà sul lavoro con tutte le sue conseguenze.
E allora ecco cosa ne penso di questo romanzo di Alessandra Celentano, un'autrice alla quale faccio i miei complimenti per aver saputo cogliere i meccanismi psicologici e la devastazione emotiva, indotti dalla crisi economica del Paese e dalla mancanza di un lavoro stabile.

SCHEDA LIBRO:

Titolo: Tanto è solo per adesso"
Autore: Alessandra Celentano
Genere: Narrativa Contemporanea
Editore: Youcanprint
Formato: e-book
Pag: 345 (formato kindle)

Link per l'acquisto:
AmazonKobobooks e nei principali book stores on line

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LA TRAMA:

Roma, maggio 2008. Martina ha 28 anni e lavora con un contratto a termine nella redazione di una rivista femminile. Allegra e un po’ svampita, fatica a scegliere un paio di scarpe o il gusto della pizza, ma ha le idee chiarissime sul suo futuro: vuole stabilizzarsi il prima possibile dal punto di vista economico e poi cercare una bella casa dove andare a vivere con Andrea, il suo fidanzato. Semplice, no? Ma niente va come previsto e ben presto la protagonista si trova a mettere i suoi vecchi progetti in standby e a convivere in un minuscolo monolocale (che proprio un delizioso e comodo nido d’amore non è), sbarcare il lunario come  freelance (che proprio facile non è), lavorare da casa (che proprio una gran pacchia non è) e invidiare le persone che se la passano meglio di lei (che proprio bello, come pensiero, non è). Per fortuna Martina ha dalla sua parte la fiducia in un futuro migliore, l’amore del suo Andrea e tre amiche sempre pronte a tirarla su di morale. Ma le basteranno questi presupposti per resistere a un presente sgangherato e sopravvivere al crescente crack di tante sue piccole e grandi aspettative?

Recensione:

Il titolo non è altro che un mantra che la nostra protagonista, Martina, si ripete per cercare di sopportare tutto ciò che nella sua vita non va secondo i programmi, prima di tutto, il dover vivere insieme al suo fidanzato in un appartamento di 35 mq.

Martina ha 29 anni e un lavoro precario, ma decide che è arrivato il momento di sperare nel futuro e fare un passo forse un po’ rischioso: andare a convivere e cercare di costruirsi una famiglia insieme ad Andrea, infermiere precario, ma ottimista e fiducioso nel domani.

Quello che si troverà a vivere sarà tuttavia ben diverso da ciò che si aspettava. In un Paese in crisi in cui le aziende chiudono e la disoccupazione diventa la normalità, Martina e Andrea, vedranno cambiare la loro vita e non nel modo in cui sognavano. Speranze e aspettative dovranno presto fare i conti con le bollette, la spesa, uno stipendio sempre più incerto.
Sacrifici, rinunce e sogni infranti metteranno a dura prova le loro convinzioni e il loro rapporto mentre quei 35 mq diventeranno il simbolo della frustrazione crescente della giovane ragazza. Riuscirà Martina a superare le difficoltà e vedere un domani per cui valga la pena lottare? A superare la disillusione e dare un senso alla propria vita nonostante l’incertezza nel futuro?

Ci sono delle cose del romanzo che mi sono piaciute davvero molto, altre un po’ meno. Proviamo ad andare con ordine.

La trama è molto interessante. L’autrice affronta uno dei temi attuali più scottanti e delicati: la precarietà del lavoro con tutte le sue conseguenze. Perché perdere il lavoro o essere precari, significa correre il rischio di vivere costantemente nella paura.
Paura di non potersi costruire un futuro, di non poter avere figli, di veder scorrere la propria esistenza senza averla iniziata a vivere. Queste sono i timori della protagonista.

Martina va a convivere piena di speranza, convinta che quel piccolo appartamento senza termosifoni, con un letto a soppalco, con una sola porta (quella del bagno), senza privacy, che la costringe a dover lasciare metà indumenti dai suoi genitori e con un mobilio racimolato tra parenti e amici, sia solo una soluzione temporanea. E’ sicura che in poco tempo le cose miglioreranno e lei e il fidanzato si potranno permettere una casa più grande e realizzare i propri sogni. Ma si sa, la vita non va mai come la immaginiamo noi e la nostra protagonista avrà un bel frontale con questa realtà.
Tuttavia lei non è l’unica. Le sue amiche Loredana e Giulia affronteranno problemi simili, così come gli amici di Andrea, Yuri e Elvis. Ognuno di questi giovani rappresenta una fetta dei ragazzi di oggi che ogni giorno si inventano un modo per rimanere a galla avendo più o meno successo.

Parliamo quindi di Martina. Dire che all’inizio l’ho trovata antipatica, egoista e superficiale alla massima potenza, è dire poco. A mio parere aveva lo spessore di un foglio di carta bianco. Una ventinovenne che si comportava e parlava come una sedicenne. Le sue più grandi preoccupazioni andando a convivere erano dover lasciare le sue scarpe preferite e non avere il posto per tutti i suoi prodotti di bellezza. Inutile dire che Martina cresce durante l’arco narrativo della storia, circa 4 anni.
La sua evoluzione è molto bella. La conosciamo ragazzina e la troviamo donna, consapevole di cosa sia superfluo e a cosa invece non si può assolutamente rinunciare per essere felici.
Alcuni suoi comportamenti non hanno riscontrato il mio gusto nemmeno alla fine, ma almeno ha guadagnato qualche punto nella mia stima.

Anche Andrea mi è piaciuto molto. Sfaticato nei lavori di casa come molti uomini, ma a parte questo… bella la sua fiducia, la voglia di rischiare e buttarsi nonostante tutto. Un ragazzo coraggioso che a volte può passare per incosciente ma che non lo è affatto. 
Lui e Martina rappresentano i due modi opposti di affrontare i problemi e di guardare al futuro: lei ne è spaventata e vede tutto buio, lui li prende come una sfida e scorge sempre la luce in fondo al tunnel.

Per quanto riguarda gli altri personaggi… l’autrice ha saputo tratteggiarli bene anche se il romanzo è scritto in prima persona col POV di Martina appunto. Tutti hanno il giusto posto nella narrazione e veniamo a conoscenza anche delle piccole storie parallele dei vari amici del cuore.

Ma quindi cosa non ha riscontrato il mio gusto in questo romanzo? Beh, diciamo che posso dividere la storia in due parti. Le prime 100 pagine le ho trovate un po’ lente, noiose, troppo focalizzate su particolari insignificanti quando invece avrebbero potuto trattare tematiche più importanti.

Ad esempio mi sarei aspettata di vedere lo stato emozionale di Martina andando a convivere con l’uomo che ama. La ragazza passa dall’essere una figlia a casa coi genitori, a divenire compagna e padrona di casa ed è proprio qui che mi è pesata maggiormente la sua superficialità. Ho capito l’intento dell’autrice di mostrare poi il suo cambiamento interiore, ma in questo punto ho comunque sentito la mancanza della sua introspezione psicologica.
E questo mi porta al secondo punto delle mie critiche.
Sebbene sia ben scritto e anche curato, senza errori o refusi, e presenti un buon vocabolario, lo stile dell’autrice è ancora un po’ immaturo facendo poco uso dello show don’t tell. Certe scene, certe situazioni, avrei voluto sentirle sulla mia pelle, viverle con la protagonista non “leggerle” e basta. Quando l’autore racconta e non mostra, si crea poca empatia tra lettore e personaggi; si vive la storia dall’esterno e non come se fossimo immersi nella realtà del romanzo.

Ma torniamo al discorso del dividere il romano in due parti. Dopo le prime cento pagine la trama acquista spessore e le tematiche diventano più profonde e interessanti. Forse un po’ dipende dal fatto che ho ritrovato fatti a me accaduti, sensazioni che ho vissuto in prima persona e quindi sapevo bene cosa provasse la protagonista, ma comunque sia questa è stata la mia impressione.
La seconda parte scorre via più velocemente, cattura maggiormente, ti invita ad arrivare alla fine senza fermarti. E così ho fatto io tanto da farmi dimenticare la prima parte del libro che mi aveva poco soddisfatto e una narrazione troppo raccontata. Insomma una partenza al rallenty che però, quando acquista velocità, si piazza in ottime posizioni.

Per il resto mi è piaciuta tantissimo la conclusione a cui arriva la protagonista, nonché il messaggio vero del libro che mi trova assolutamente d’accordo: ripetersi “tanto è solo per adesso” può essere d’aiuto in alcuni momenti, ma si deve stare attenti a non perdere di vista ciò che veramente si ha in quell’ “adesso” e non lasciarselo scappare. Perché vivere aspettando un futuro immaginario che forse mai arriverà può portare a ritrovarsi con un pugno di mosche in mano. E questo non vuol dire rinunciare ai propri sogni, anzi, il contrario: cercare di realizzarli in ciò che si ha adesso. In un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, inutile aspettarsi che arrivi un mago con un colpo di bacchetta a sistemare tutte le cose storte e le ingiustizie.

Insomma, un romanzo che presenta, a mio parere e secondo il mio gusto, delle pecche stilistiche, ma che mostra tutte le potenzialità dell’autrice, che sicuramente sarà in grado, con l’esercizio e il tempo, di creare dei romanzi ancora più interessanti. Un romanzo che comunque consiglio, perché porta in sé belle riflessioni sulla società attuale e sulle paure che si trovano a vivere le generazioni odierne.

IL MIO VOTO:


L’AUTRICE:

Alessandra Celentano ha 35 anni e vive a Roma. È laureata in Lettere e lavora da anni come giornalista freelance nel campo dei magazines femminili (sia cartacei sia online). È stata, fra l’altro, collaboratrice dei mensili “Cosmopolitan” e “Glamour” e del portale “Style.it”. Attualmente scrive per il sito di “Vanity Fair”.“Tanto è solo per adesso” è il suo primo romanzo. 


CONTATTI:
celentano.sandra@gmail.com

sabato 11 aprile 2015

Occhio al Libro: "La Principessa degli Elfi - La Maledizione"

E' uscito da qualche giorno l'ultimo volume della trilogia fantasy della giovanissima autrice italiana Licia Oliviero. Vi avevo presentato i primi due volumi qualche mese fa (QUI) quindi non potevo mancare anche questa segnalazione.

SCHEDA LIBRO:

Titolo: "La Principessa degli Elfi - La Maledizione" (vol 3 della Saga)
Autore: Licia Oliviero
Saga: La Principessa degli Elfi
Genere: Fantasy
Formato: e-book
Pag: 335 (formato kindle)

Link per l'acquisto:
Amazon, Kobobooks, Google Play e molti altri stores on line

Sito web:

LA TRAMA:

È passato del tempo da quando gli Elfi della Luce hanno vinto la battaglia contro le forze dell’Oscurità e per loro la vita è tornata a scorrere serena e tranquilla, ma la pace non è destinata a durare.

Amos è determinato ad annientare coloro che lo hanno sconfitto, attuando una terribile vendetta: improvvisamente dal regno della Luce i bambini iniziano a sparire senza lasciare traccia.
Layra, Anter e Ally si troveranno di nuovo al centro della tempesta, stavolta nel regno degli Elfi Oscuri, lontani dai loro affetti e da chi possa offrire loro aiuto.
Siamo alla resa dei conti, ma sconfiggere Amos sembra impossibile finché la maledizione che lo lega a Layra è attiva, tuttavia non è l’unico ostacolo.
Fra alleati inaspettati e terribili segreti sepolti nel tempo, la Luce riuscirà a trionfare anche questa volta?


Chi è Licia Oliviero

Licia Oliviero è nata a Torre del Greco nel 1995, nel 2014 ha conseguito la maturità Scientifica con il massimo dei voti e si è iscritta alla facoltà di Lettere Moderne.
Ha da sempre una fervida immaginazione e una predilezione per tutto ciò che appartiene al mondo della fantasia. Considera la lettura un bisogno primario, adora perdersi nei mondi di carta e inchiostro.
L’amore per la scrittura deriva direttamente da queste passioni, scrivere è stato inizialmente il mezzo per dare sfogo alla fantasia, mentre adesso è una necessità, capace di rapirla anche per giornate intere.
Il suo esordio letterario è stato "La Principessa degli Elfi", seguito da "La Principessa degli Elfi - La Rivolta". La sua ultima pubblicazione, "La Principessa degli Elfi - La Maledizione", è il volume conclusivo della trilogia fantasy.

lunedì 6 aprile 2015

Occhio al Libro: "La Maschera d'Oro"

Per chi segue il mio blog il nome dell'autore di cui vi parlo questa sera non dovrebbe essere sconosciuto. Si tratta di Gianluca Malato. Federico ha già recensito il suo libro "Il Cuore di Quetzal" in occasione del Giveaway del primo compleanno di questo blog (recensione QUI) e da non molto vi ho parlato del suo romanzo gratuito a puntate "La Torre del Gigante" (QUI).
Oggi conosciamo il suo ultimo nato, un racconto distribuito gratis, che è uno spin-off de "Il Cuore di Quetzal".

SCHEDA LIBRO:

Titolo: "La Maschera d'Oro"
Autore: Gianluca Malato
Genere: Fantasy, Sword and Sorcery
Editore: Nativi Digitali Edizioni
Collana: NSF – Non Solo Fantasy
Data di uscita: 25 marzo 2015
Formato: ebook (epub, mobi, pdf)
Pag: 27 (formato kindle)
Prezzo: GRATIS

Link per acquisto:
www.natividigitaliedizioni.it, Amazon

Indirizzo e-mail: gianluca@gianlucamalato.it
Sito web editore: www.natividigitaliedizioni.it

LA TRAMA:

Lo spietato mercenario Baltak è sulle tracce di Hazim, famoso e ricercato ladro. Ma si troverà di fronte ad un’ardua decisione: consegnare il criminale e incassare la sostanziosa taglia, oppure imbarcarsi in una missione molto più pericolosa ma potenzialmente ben più redditizia, alla ricerca della Maschera d’Oro del gigante Aron? Tra osterie malfamate, cacciatori di taglie, culti segreti e stregoni, una nuova avventura in pieno stile Sword And Sorcery attende il misterioso Baltak, già protagonista di “Il Cuore di Quetzal”, in questo appassionante racconto di Gianluca Malato. Quali misteri cela “La Maschera d’Oro”?

Chi è Gianluca Malato:

Gianluca Malato è nato a Erice nel 1986. Scrive per diletto sin dall'età di 16 anni, scrivendo romanzi brevi e racconti di genere fantastico pubblicati in vari siti Internet specializzati. Nel 2008 entra a far parte della redazione del giornale online Fantascienza.com, per il quale scrive notizie sul mondo del cinema e articoli di divulgazione scientifica. Ha inoltre collaborato come redattore con il portale Silenzio-In-Sala.com, con la rivista Fantasy Magazine e con il blog Ossblog.it. Trasferitosi a Roma, si laurea in Fisica Teorica con indirizzo Meccanica Statistica dei Sistemi Complessi presso l'Università "La Sapienza", trovando successivamente lavoro nel settore informatico. Nel 2014 ripropone il suo primo romanzo, "Il Golem", in una seconda edizione pubblicata con la formula del self-publishing. Nello stesso anno la rivista Fantasy Magazine pubblica il suo racconto di genere sword and sorcery "Razziatori di tombe", ambientato nello stesso contesto fantasy del romanzo Il cuore di Quetzal, sempre del 2014 ed edito da Nativi Digitali Edizioni. 

mercoledì 1 aprile 2015

Occhio al libro: "Flamefrost - Insieme Controcorrente"

Ebbene ho un po' di segnalazioni da recuperare quindi... diamoci dentro e preparatevi a infoltire la vostra wish list.
Questa sera parliamo di un'autrice che ho già ospitato qui nel mio blog: Virginia Rainbow. Mesi fa vi presentai il primo libro della sua trilogia  (segnalazione QUI) "Flamefrost". Bene, oggi vi parlo del secondo volume.

SCHEDA LIBRO:

Titolo:"Flamefrost - Insieme Controcorrente" (2° vol. della saga)
Autore: Virginia Rainbow
Serie: "Flamefrost"
Genere: Romance, Fantascienza
Formato: cartaceo
Pag: 292

Link per l'acquisto:
Amazon, Youcanprint e altri stores

Per informazioni riguardo l’e-book ed eventuali sconti, CONTATTARE  DIRETTAMENTE L’AUTRICE alla chat del suo profilo autore.

Pagina Facebook Saga:
 
Pagina Facebook Autrice:

LA TRAMA:

Il rapporto tra Sarah e Gered è arrivato a rottura, ma nessuno può prevedere gli eventi che li porteranno ad avvicinarsi di nuovo. Una serie imprevista di difficoltà cambierà per sempre la vita di Sarah e porterà Gered ad affrontare il biasimo e il contrasto della famiglia.
In una escalation di fughe rocambolesche e momenti di suspense, si dipana il destino dei due protagonisti, che nel frattempo maturano e imparano a rapportarsi fra di loro.
Li accompagnano amici fidati disposti a tutto per servirli e proteggerli da chi li ha traditi nel modo più vile.
Dalle montagne innevate dell’Everest alle foreste dell’Amazzonia, dalle strade di Roma alle segrete della navicella madre, infine la loro strada sarà posta davanti a un bivio dal quale non è possibile fuggire.
I misteri e le verità nascoste lasciate in sospeso nel primo volume saranno svelati?
Appassionante e travolgente, questo secondo capitolo della trilogia ci farà conoscere gli aspetti più profondi dei protagonisti, mettendo in luce desideri e sentimenti sempre più forti. Una miscela di avventura e romanticismo che stupirà il lettore per la sua carica di dolcezza e adrenalina, immergendolo in un mondo tanto fantastico quanto reale

Qualche notizia sull'autrice:
Virginia Rainbow è un’autrice che scrive fin da bambina, creando storie piene di immaginazione e sentimento. Ora passa il suo tempo tra il lavoro e la sua passione per la scrittura. Adora leggere, fare passeggiate in montagna e guardare i cartoni della Walt Disney. Il suo romanzo di esordio è “The black mask”; segue “Flamefrost - Due cuori in gioco”, primo capitolo della trilogia Flamefrost.