mercoledì 28 maggio 2014

Occhio al Libro: "Il Sigillo dell'Ultimo Imperatore"

Nel variegato mondo dei libri, italiano e straniero, autopubblicato e non, tra i miei generi preferiti ci sono il romance e il thriller storico. Quando quindi mi trovo davanti una trama che unisce queste due cose, inutile dire che ne vengo conquistata. Azioni militari, misteri storici da svelare, amore, sono questi gli ingredienti che mi affascinano e sembra proprio che questo libro li contenga. Ringrazio quindi l'autrice Paola Alliney di avermelo segnalato e nell'attesa di leggerlo, vi rigiro la segnalazione.

SCHEDA LIBRO:

Titolo: "Il Sigillo dell'Ultimo Imperatore"
Autore: Paola Alliney
Genere: Thriller storico
Formato: e-book e cartaceo
Editore: Libromania
Pagine: 750 (cartaceo)
Prezzo e-book: € 2,99

https://www.facebook.com/pages/Il-sigillo-dellultimo-imperatore/503475046423173?fref=ts

Link per l'acquisto:
Amazon, Kobobooks, Bookrepublic, IBS e molti altri

LA TRAMA:

Baran Alì, leader della minoranza curda in Turchia e unica speranza di riconciliazione nazionale, sembra sparito nel nulla dopo una fuga avventurosa in cui la sua strada si è incrociata con quella dell’ufficiale italiano Claudio Roci. È a lui che le autorità turche si rivolgono nella speranza che li conduca al rifugio dal quale Baran guida un partito laico e pacifista che minaccia di mettere fuori gioco i nazionalisti fautori della repressione.
Claudio decide di collaborare con il segreto intento di proteggere l’amico dai militari turchi. L’unica traccia nelle sue mani è un taccuino consegnatogli da Baran, che sembra contenere però preziose testimonianze risalenti al tardo periodo ittita e non indicazioni che possano aiutare a ritrovarlo. Per sciogliere l’enigma, coinvolge nella missione l’affascinante e molto tosta Lisa Dall’Oro, docente di ittitologia all’Università La Sapienza di Roma. Così, tra complotti, attentati e continui colpi di scena, comincia una pericolosissima caccia all’uomo, complicata non poco dalle inevitabili scintille di passione tra Claudio e Lisa.
Un’avventura emozionante, una lotta contro il tempo che farà viaggiare i lettori negli oscuri meandri della Storia…




Il booktrailer:


                              



Chi è Paola Alliney
Paola Alley è nata a Roma, dove vive con il marito e i figli. Ha lavorato nel campo della pubblicità e del marketing, prima di dedicarsi all'insegnamento dell'arte - con la creazione del corso IoArte - e della musica nelle scuole per l'infanzia. "Il Sigillo dell'Ultimo Imperatore" è il suo primo romanzo ed è il risultato di quattro anni di studi approfonditi e accurate ricerche.

Devo essere sincera... Non vedo l'ora di leggere questo libro. Poi vi farò sapere cosa ne penso. Come sempre.



  

sabato 24 maggio 2014

Occhio al Libro: "Nel Cerchio del Tempo"

Ed eccomi qui a presentarvi un altro gioiellino, dalla trama interessante e promettente. Uno Science Fantasy, il romanzo d'esordio di Liliana Fiume.

SCHEDA LIBRO:


Titolo: "Nel cerchio del tempo"
Autore: Liliana Fiume
Editore: Narcissus Selfpublishing
Genere: Fantasy/Science-fantasy
Data pubblicazione: 24 aprile 2014
Pagine: 291
Disponibile: solo in ebook su Amazon e in tutti gli stores

Prezzo: € 2,99


Link per l'acquisto:
Amazon, Kobobooks, La Feltrinelli, Bookrepublic e tutti i maggiori store on line

LA TRAMA:

Un re oppresso da un’oscura maledizione. Una donna che non ha mai conosciuto l’amore.
Sulle rovine di un’antica civiltà sorge il loro regno, fondato su un terribile segreto. 
E mentre complotti e lotte di potere dilaniano il paese, una serie di morti misteriose insanguina la capitale preannunciando un pericolo ancora più grande: dalle viscere della terra, dov’è rimasto nascosto per mille anni, il male è risalito in superficie …
Ferito, inerme, tradito nei suoi affetti più cari, re Kronos sfiderà il destino e ingannerà perfino la morte nel disperato tentativo di salvare il suo popolo.
Le forze in campo sono impari, la lotta senza esclusione di colpi, il destino del mondo si giocherà in un’ultima partita dall’esito incerto.
Intrighi, tradimenti, segreti e passioni s’intrecciano in una storia dall’ampio respiro, epica e nello stesso tempo romantica e sensuale.

Non perdetevi il BLOG TOUR de "Il Cerchio del Tempo" a partire dal 3 Giugno. Il 24 Giugno, il tour farà tappa qui, su "Il Forziere dei Libri", dove vi aspetto con la mia recensione.

Create your own banner at
mybannermaker.com!

Nel frattempo, per incuriosirvi un po'...
Un estratto del romanzo:

Quella notte Kronos si svegliò di soprassalto, col cuore che batteva all’impazzata e la gola inaridita. Respirò profondamente, a più riprese, per calmarsi. Per quanto si sforzasse non riusciva a ricordare il sogno, eppure la minaccia evocata era reale, la percezione di pericolo così intensa da fargli accapponare la pelle.
In sincronia col ritmo violento del suo sangue la piaga sulla guancia pulsava come una cosa viva. E in fondo lo era. Era parte di lui.
A ogni risveglio quell’oscura eredità del passato tornava a ossessionarlo e istintivamente l’accarezzò, nel vano tentativo di mitigare il dolore crescente.
“Dannazione” sibilò fra i denti e serrò le mascelle, strizzando gli occhi colmi di lacrime. A volte la sofferenza che gl’infliggeva era intensa e bruciante, come adesso, altre volte si riduceva a un palpitare quasi gentile … comunque fosse non gli permetteva di dimenticarla. Mai. Come se possedesse una volontà propria che non rinunciava a tormentarlo.
Si sforzò d’ignorarla, come gli era stato insegnato, ma era sempre più difficile ignorare la pena d’una vita intera. “Per un kroll il dolore non esiste, il freddo non esiste, la paura non esiste. Dimenticateli!” era quello che si ripeteva fino alla nausea a tutti i guerrieri fin dall’infanzia e lui non era un soldato qualsiasi, era il re.  D’altro canto, però, lei non gli faceva solo del male: quando lo risvegliava così bruscamente era per avvertirlo che c’erano guai in arrivo.
Allora strinse i pugni e con uno sforzo di volontà fu in piedi.
Si vestì in fretta, al buio, per non svegliare suo nipote Yarikadros che dormiva nella tenda accanto. Avvolto in un lungo mantello scuro, il cappuccio calato sul viso pallido e tirato,  si allontanò dal padiglione reale scivolando come un’ombra indistinta fra le sentinelle di guardia.

Chi è Liliana Fiume:

Da sempre accanita lettrice, Liliana Fiume coltiva fin da ragazzina  la passione per la scrittura.
Ha vinto il concorso per aspiranti autrici della Leggereditore nel 2011 col racconto di genere fantastico "La rabbia del Likaon".
Finalista nel concorso "Salento in love 2013" col racconto storico "Il giardino dei melograni".
Finalista nella Rassegna romantic suspense "Senza fiato" col racconto di ambientazione
contemporanea "Shadow".
"Nel cerchio del tempo" è il suo romanzo di esordio.

giovedì 22 maggio 2014

Occhio al libro: Lupus Occulta

Dopo vampiri, elfi, viaggi nel tempo, oggi è la volta dei lupi. Il libro che voglio segnalarvi e che si trova già tra le mie prossime letture, è il romanzo appena pubblicato di Morgan Cavendish e Lyanna Wolfe e dalla trama sembra molto intrigante.
Sto parlando di

"Lupus Occulta - La femmina Alpha"

SCHEDA LIBRO:

Autore: Morgan Cavendish e Lyanna Wolfe
Titolo: Lupus Occulta -La femmina Alpha (1 vol di 4)
Serie: Lupus Occulta
Lingua: Italiano
Pubblicazione: 18 Maggio 2014
Formato: e-book

Link per l'acquisto:
Amazon, GooglePlay, Kobobooks e sui maggiori store on line (Bookrepublic, Ultimabooks, etc...)

Contatti:

twitter - @MorganLyanna

LA TRAMA:


Primo libro di una serie sui licantropi, Lupus Occulta narra le vicende di Sophie Bartok e Maya Gale che, pur abitando da tempo a Grimwood, non sanno quanto profondamente avvolta nel soprannaturale sia la loro città. Un giorno Sophie risponde all'annucio di lavoro messo da Maya, i loro cammini si intrecciano e ben presto le cose iniziano a prendere una piega imprevista. Avvenimenti improvvisi, orribili ed inaspettati sconvolgono completamente la realtà in cui le due ragazze sono abituate a vivere catapultandole in una corsa frenetica per la sopravvivenza.
Quando il giovane e misterioso Damien Wilding si presenta presso la libreria in cui le due donne lavorano per riscattare il Lupus Occulta, antico libro sui miti e le leggende licantropine, in lui scatta una scintilla immediata, evidente e prepotente da risultare poco credibile. Damien però non sta fingendo, la sua inspiegabile attrazione per Maya è autentica percheè lui è un lupo alpha e lei è destinata ad essere la sua compagna.Tra gli antenati di Maya, infatti, sono presenti dei lupi mannari e lei ha in sè il gene della femmina alpha.
Sophie, in tutto ciò, è la chiave. Colei che potrebbe permettere ai due amanti di unirsi e suggellare completamente il loro legame tramite un rituale arcano e oscuro. Un altro lupo però sembra volerla distrarre dal suo compito e mentre i cacciatori sono sulle loro tracce, un ulteriore pericolo, maggiore e imminente, si profila già all'orizzonte...

Qualche notizia in più:

Il libro, il primo di una quadrilogia, è incentrato sulla figura fantastica del Licantropo che viene analizzata e sviscerata in ogni suo aspetto accorpando la struttura sociale e la filogenia dei branchi di lupi ai miti e alle leggende antiche.  La storia si apre nei pressi di Grimwood, un'ipotetica cittadina della Pennsylvania luogo, che con le sue immense foreste, è perfetta per ambientare un romanzo sui Lupi Mannari. A causa della provenienza dei vari personaggi, tuttavia, sono state illustrate e utilizzate anche altre zone del mondo tra cui Scozia e Francia. Altri elementi ricorrenti sono i riferimenti erboristici ad uso curativo e magico, intense scene di azione con combattimenti dettagliati, momenti che spaziano dal romanticismo all’eros e introspezioni emotivo-psicologiche dei vari personaggi. L’elemento di novità di questa serie, oltre a trattare una creatura soprannaturale ancora non troppo sfruttata, è quello di avere due diverse protagoniste femminili a pari livello nella storia: Maya e Sophie. Le due eroine sono diametralmente diverse sia a livello fisico sia a livello caratteriale e, durante il proseguo della storia e degli accadimenti che si troveranno a vivere e affrontare, subiranno dei fortissimi cambiamenti. Intorno a loro graviteranno svariati personaggi, per la maggioranza maschili che, con le loro varie personalità contribuiranno a confondere e a sollecitare le loro scelte. Tutti i personaggi, infine, compresi quelli secondari, hanno un background completo e una personalità complessa e sfaccettata.


Siete ancora indecisi se acquistarlo o meno? Allora date un'occhiata:

ANTEPRIMA DI PROLOGO + TRE CAPITOLI DA GOOGLE PLAY:



ESTRATTO:
[ Man mano che procedeva si accorse che l'aria era satura dell'odore leggermente acidulo del succo di elleboro, segno quello dell'inequivocabile presenza di una preda umana. Affrettò il passo e, svoltato l'angolo che conduceva nell'anfratto più nascosto del seminterrato, l'uomo scorse, oltre le spalle di suo fratello, la figura di una giovane donna legata mani e piedi, intrappolata e fissata al muro con dei ganci di ferro. In evidente stato di shock, la ragazza era stata torturata, le abrasioni e le ferite profonde che segnavano il corpo minuto lasciavano adito a pochi dubbi su cosa le fosse stato realmente fatto. L'elleboro cosparso sulla sua pelle, poi, ne era la prova inconfutabile.]
  

Le due autrici:

Morgan Cavendish : nata a Roma nel 1978, Ha inziato a dedicarsi alla scrittura fin dalla tenera età scrivendo brevi racconti e poesie. Successivamente ha trasformato quello che era un hobby in un lavoro a tempo pieno collaborando come giornalista free lance per alcuni giornali locali e case editrici importanti, quali Sprea Edizioni e Delos Book.
Lyanna Wolfe : nata a Prato nel 1990, è appassionata di libri e cinema, ha coltivato il suo amore per la scrittura fin da piccola dando prova della propria abilità narrativa scrivendo fanfictions ed esercitandosi in svariati Giochi di Ruolo testuali.

Decisamente non vedo l'ora di leggerlo. E poi, come sempre, vi farò sapere cosa ne penso.

martedì 20 maggio 2014

Intervista: quattro chiacchiere con Sofia Domino

Come annunciato, oggi l'intervista con Sofia Domino e il suo

"Come Lacrime nella Pioggia"

SCHEDA LIBRO:

Autrice: Sofia Domino
Titolo: Come lacrime nella Pioggia
Pag: 281
Data Pubblicazione: 19 Maggio 2014

prezzo: GRATUITO.
Se volete leggere il romanzo, mandate una mail a sofiaromanzo@yahoo.it, te lo invierà volentieri. L'autrice invita i suoi lettori a firmare gratuitamente una petizione per aiutare le donne dei villaggi rurali indiani ad avere una vita migliore, che ha lanciato su Change.org, e a donare ad Amnesty International, la più grande organizzazione per i diritti umani. 

  




LA TRAMA:

A ventidue anni Sarah Peterson è una comune ragazza di New York, appassionata di fotografia e di viaggi.
A quindici anni Asha Sengupta è una giovane ragazza indiana, venduta come sposa da suo padre.
D’improvviso il presente di Sarah s’intreccia con quello di Asha. L’amicizia tra due ragazze, diverse ma uguali, spiccherà il volo. Non solo Sarah si ritrova, con il suo fidanzato, a vivere per lunghi periodi in un villaggio remoto dell’India, ma scoprirà che cosa si nasconde in un Paese magico e allo stesso tempo terrorizzante.
Asha farà di tutto per lottare per i suoi sogni, per avere dei diritti paritari a quelli degli uomini e per continuare a studiare, perché non vuole sposarsi così giovane, e non vuole sposare chi non ama. Sarah si schiererà dalla sua parte, ma nel suo secondo viaggio in India scoprirà che Asha è scomparsa. 
Liberarla dalla trappola in cui è caduta, per Sarah diventerà un’ossessione.
Un romanzo che fa luce su una verità dei giorni nostri, una storia di violenze, di corruzioni, di diritti negati. Una storia sull’amicizia. 
Una storia in grado di aprire gli occhi sull’India, il Paese peggiore in cui nascere donna.


Intervista:

1-Prima il tema dell’olocausto, ora un altro tema “impegnato”. I tuoi libri puntano a una riflessione sulle ingiustizie, sulle piaghe della società, sulle “guerre nascoste”. Perché tra tanti temi proprio questo? Insomma, ragazze della tua età scrivono fantasy, paranormal romance, urban fantasy, romance… tu perché hai scelto questi temi “difficili”?

Penso che ogni scrittore senta dentro di sé quale genere preferisce scrivere e di che cosa vuole parlare. Per quanto mi riguarda non sono ispirata a scrivere libri fantasy, paranormal romance, urban fantasy o romance perché preferisco dare una voce a chi non ne ha una e posso farlo principalmente basandomi su delle vicende realmente accadute, su delle realtà che, secondo me, non andrebbero dimenticate. Ammiro ogni scrittore e accetto ogni genere, affinché dietro a un libro ci sia molto impegno e qualcosa di originale, ma non potrei mai sedermi davanti al computer e scrivere qualcosa che non sento.
In passato, prima di dedicarmi a temi “difficili”, ho provato a scrivere dei libri fantasy, ma alla fine c’era sempre qualcosa che non mi soddisfaceva e ho capito che quel genere non faceva per me ed era giusto che se ne occupassero altri scrittori. Metto tutto il cuore durante la promozione di un romanzo, proprio per accendere i riflettori sulle cause ingiuste che ho trattato, e so che se promuovessi un libro che non sentissi al 100%, allora il mio interesse sarebbe minore.
Da quando ho promosso il mio primo romanzo “Quando dal cielo cadevano le stelle”, sul tema della Shoah, ho sentito il supporto dei lettori e dei blogger e tutto questo mi ha fatto capire che i miei libri sono letti e, quindi, posso davvero fare una differenza, anche piccola. Grazie a “Quando dal cielo cadevano le stelle” ho parlato delle atrocità del nazismo anche fuori dal Giorno della Memoria, mentre adesso con “Come lacrime nella pioggia” posso parlare delle condizioni di vita delle donne indiane e delle ingiustizie che sono costrette a subire. Scrivere un libro per me è anche comunicare con i lettori, è parlare di tutti quegli argomenti nascosti, difficili, dolorosi e al tempo stesso importanti. Di tutti quegli argomenti che meritano una voce.

2-Le tue protagoniste sono sempre donne (ovviamente parlo di questi due romanzi). Coraggiose, battagliere, grintose, che prendono la vita per le corna e non si danno per vinte. Ma sempre donne. C’è un motivo particolare?

Sono molto contenta di questa tua domanda. Da ragazzina ho letto molto i libri di Bianca Pitzorno e ho sempre pensato che i suoi libri fossero interessanti proprio perché, spesso, le protagoniste erano femmine indipendenti e coraggiose, e mi fa molto piacere che adesso tu stai parlando delle protagoniste dei miei romanzi definendole coraggiose, battagliere, grintose… Dietro a questa scelta non c’è un motivo particolare, ma la verità è che io sono una ragazza, e di conseguenza non mi sentirei mai completamente dentro alla mentalità maschile. Scrivendo di personaggi maschili non avrei mai la certezza di muovere il mio personaggio nel modo corretto, mentre per quanto riguarda la mentalità femminile non ho dubbi. Inoltre, spesso le donne sono viste come qualcosa d’inferiore e questo fa prudere qualcosa dentro di me, perché credo fermamente nella parità tra i sessi e, quindi, mi piace mostrare l’intelligenza di una donna. Non credo assolutamente che tutte le donne al mondo siano forti e intelligenti, ma voglio che le protagoniste dei miei romanzi, nella loro semplicità e con i loro difetti, possano mostrare il loro coraggio e la loro forza. Non mi piace leggere libri in cui le protagoniste sono delle perdenti o in cui non fanno neanche una scelta e lasciano fare tutto al maschio. Io scrivo di donne – più o meno giovani – indipendenti e forti, perché credo che dentro ognuno di noi ci sia il coraggio di fare delle scelte, solo che, delle volte, alcuni impiegano più tempo a lasciarsi andare e a combattere per i propri ideali.

3-Ti piace scrivere e ti piace leggere. A chi ti ispiri? Non parlo solo di scrittori famosi. Intendo chiunque. Da una tua insegnante a tua sorella, da un personaggio impegnato socialmente a un film, dal Papa a Gandhi, insomma… chiunque.

Sicuramente, per quanto riguarda i rapporti sinceri di una famiglia m’ispiro alla relazione che ho con mia sorella Rebecca. Siamo unite da un legame meraviglioso, indistruttibile, e il nostro affetto e il nostro modo di volerci bene lo racchiudo nei miei romanzi quando parlo dei forti legami dei membri delle varie famiglie. Per quanto riguarda “Come lacrime nella pioggia”, il personaggio di Sarah, americana ventiduenne che instaura una profonda amicizia con Asha – quindicenne indiana – e che vuole lottare per i diritti delle donne, mi sono ispirata a tutte quelle donne che da anni lottano per la giustizia, non dobbiamo pensare solo ad attrici famose come Angelina Jolie – che comunque ammiro per il suo impegno umanitario – ma anche a quelle piccole donne che ispirano a grandi cambiamenti. Per quanto riguarda Asha, invece, mi sono ispirata alle testimonianze di alcune ragazzine indiane che hanno lottato per fuggire da un matrimonio combinato e a tutte quelle donne che, inseguendo una promessa mai mantenuta, alla fine si ritrovano a vivere in un incubo.
La mia ispirazione generale, comunque, è la vita. È il volo di un uccello, è un verso di una poesia, è una canzone, è uno sguardo, è uno scorcio naturalistico… Amo scrivere e ogni piccolezza per me è una fonte d’ispirazione. Scrivere mi regala così tante emozioni, vive, vere, che mi porterò sempre con me, ecco perché sono costantemente ispirata.

4-Perché ti piace scrivere? Cosa rappresenta per te la scrittura?

Mi piace scrivere perché adoro raccontare storie e perché voglio portare alla luce delle verità nascoste o dimenticate. I miei libri però sono romanzi, non sono testimonianze, e in questo modo posso aggiungere alla trama vari ingredienti: l’amore, l’amicizia, un po’ di mistero… Mi piace scrivere perché in questo modo posso esprimermi, posso raccontare, posso mettere su carta i miei pensieri. Per me la scrittura è parte integrante della mia vita ed è una bellissima passione che condivido con mia sorella. Scrivere rappresenta mettermi in gioco, ma rappresenta anche lanciare una freccia e sperare che colpirà il cuore di qualcuno. Ultimamente, grazie all’uscita del mio primo romanzo “Quando dal cielo cadevano le stelle”, i lettori mi hanno ringraziata per aver scritto quel libro e credo sia meraviglioso. Ogni volta che finisco di scrivere un libro che vorrò pubblicare non so che cosa succederà, ma è proprio questo il bello, partire per una nuova avventura senza sapere se e quando finirà.
Scrivere, per me, significa impegnarmi in qualcosa che amo fare. Non scriverei mai per soldi o per fama. Ho scritto sia “Come lacrime nella pioggia” sia “Quando dal cielo cadevano le stelle” per me. Solo rileggendoli ho capito che mi sarebbe piaciuto condividere con i lettori questi romanzi, per non dimenticare tali atrocità, ma nessuno dei miei due libri è stato concepito per soldi o per fama. Sono qui grazie a una grande passione, e non voglio che la ricerca del successo possa rovinare tutto questo.

5-Quanto di te c’è nelle tue protagoniste? Quanto invece si discostano da te?

Nelle mie protagoniste metto sempre qualcosa di me. Nel caso di Sarah, la protagonista di “Come lacrime nella pioggia”, ci accomuna molto la voglia di lottare e la voglia di viaggiare. Come lei amo combattere per degli ideali e mi piace scattare delle fotografie. Nei miei viaggi, sono sempre quella con la macchina fotografica in mano, anche se non faccio scatti professionali. Ammiro molto Sarah e questi sono i lati principali che ci accomunano, per il resto lei è un personaggio diverso da me, arricchita dai suoi lati e dalla sua personalità.
Asha, co – protagonista di “Come lacrime nella pioggia”, è una ragazzina indiana di quindici anni, ma nonostante la sua cultura diversa dalla mia, anche in lei c’è qualcosa di me. Si tratta dell’orgoglio di essere donna e della certezza di non voler abbassare mai la testa. Asha, però, vive in una situazione di costante pericolo, quindi deve obbedire a delle regole che un po’ influenzano il suo comportamento.
Concludendo con Lia, la protagonista di “Quando dal cielo cadevano le stelle”, ammetto che con lei mi sento molto vicina. Lia, nonostante alcuni momenti di sconforto, è molto determinata e mostra la sua forza in ogni situazione, anche quando la speranza sembra averla abbandonata. Entrambe amiamo la vita e posso dire che la positività di Lia, ormai, ha arricchito la mia vita.

6-Parlaci del tuo nuovo libro in uscita il 19 Maggio: “Come lacrime nella pioggia”. Perché proprio questo tema? Dove hai trovato l’ispirazione? Come hai fatto le tue ricerche? Ti sei ispirata a una storia vera?

Ricordo che stavo navigando in Internet quando mi sono imbattuta nelle fotografie che ritraevano numerose donne indiane per la strada, impegnate a manifestare per i loro diritti. Vedere quelle immagini mi ha subito fatto pensare alla forza e al coraggio femminile, ma mi ha anche fatto chiedere: per che cosa stanno manifestando quelle donne?
E così ho cominciato a documentarmi e ho scoperto dettagliatamente le condizioni di vita delle donne indiane. Ho letto testimonianze di bambine di nove anni che vogliono disperatamente scappare dai loro matrimoni combinati, ho letto storie di ragazze che vogliono studiare, di madri disperate per i destini dei loro figli, di donne che hanno paura di lasciare le loro case, di ragazze desiderose di lavorare che, invece, si ritrovano coinvolte nel giro della prostituzione…
Leggendo tutto questo, ho capito che volevo trasformare queste testimonianze in un romanzo, perché in questo modo avrei potuto esprimere le mie emozioni, i miei pensieri, e avrei potuto raggiungere un pubblico di lettori che, magari, come me prima di documentarmi, non ne sanno molto dell’India e delle condizioni delle donne, specialmente quelle che vivono nei villaggi rurali.
Prima di cominciare il romanzo ho letto numerose testimonianze e svolto altrettante ricerche. Non volevo commettere nessun errore (e spero di non averlo fatto), ho letto testi su testi sul modo di vivere in India e anche su Kailashpur, il villaggio rurale in cui ho ambientato il libro.
“Come lacrime nella pioggia” non è una storia vera, ma è ispirato a testimonianze che ho letto. Per quanto riguarda Sarah, la protagonista americana che con il suo fidanzato Abhai (indiano) decide di andare a visitare l’India per scoprire le sue origini, è frutto della mia immaginazione, anche se il suo modo di lottare per i diritti delle donne può considerarsi uguale a quello di tutti coloro che lottano per la giustizia, anche se alcune cose che le succedono durante il romanzo (e che oggi non posso raccontare per non rischiare di rivelare troppo) sono successe veramente… Per quanto riguarda Asha, la co – protagonista indiana di quindici anni, lei è la voce di tutte le donne dell’India. La storia di Asha è ispirata a delle testimonianze che ho letto, ma tutta la vicenda è arricchita dalla mia fantasia.
“Come lacrime nella pioggia” è in primis un romanzo arricchito da vari ingredienti quali amicizia, amore, speranza, misteri, dubbi… ma è anche un romanzo che vuole accendere i riflettori sull’India, definito il Paese peggiore in cui nascere donna.

7-Mi sembra di aver capito, correggimi se sbaglio, che questo libro sia gratuito e che faccia parte di un progetto per raccogliere una petizione per aiutare le donne dei villaggi rurali indiani ad avere una vita migliore. Come è nato questo progetto?

Sì, ho deciso che il mio libro “Come lacrime nella pioggia” fosse gratuito perché in questo modo incoraggio i lettori a firmare la petizione che ho lanciato su Change.org, che ho indirizzato al governo indiano per migliorare le condizioni di vita delle donne in India, e anche a donare (anche solo 1 Euro) ad Amnesty International, che da 50 anni si occupa della difesa dei diritti umani. Il loro impegno e il loro lavoro è impressionante e spero davvero che, grazie alla mia iniziativa, la mia petizione possa crescere sempre di più e Amnesty possa ricevere dei nuovi sostegni.
Scrivere per me è una passione, e non un modo per volermi arricchire, e onestamente preferisco che quell’Euro che i lettori avrebbero speso per comprare il mio libro, sia donato ad associazioni come Amnesty.
Sono molto contenta di aver lanciato una petizione su Change.org (firmare la petizione è semplice e gratuito). Lì, vi ho descritto le condizioni di vita delle donne in India, perché spero davvero in un miglioramento e perché spero con tutto il cuore che presto le donne, in ogni parte del mondo, possano vivere al sicuro.
Una donna in India non ha valore, non ha diritti, non ha niente. E tutto questo, semplicemente, non è giusto.
Change.org è una piattaforma online gratuita di campagne sociali e ogni anno ben 800 petizioni raggiungono lo scopo che si erano prefissate!
Incoraggio i miei lettori e i lettori di questo blog a firmare la petizione. Sono convinta che l’unione faccia la forza e allora facciamoci sentire!
Quando la mia petizione avrà raccolto numerose firme, allora la invierò nuovamente al governo indiano e a chiunque possa, in qualche modo, aiutare le donne dell’India.
Per crescere, la mia petizione ha bisogno della tua firma.
Lascio qua sotto i link diretti per donare ad Amnesty e per firmare la petizione.

SOSTIENI AMNESTY:
Ci sono moltissimi modi per sostenere Amnesty International!
Amnesty International vive solo grazie al supporto economico dei loro soci e sostenitori: per rimanere imparziale e indipendente, infatti, non accetta soldi dai governi. Anche le imprese e le istituzioni economiche possono contribuire attivamente.
Sostenerli vuol dire difendere i diritti e le libertà fondamentali di ogni essere umano.
Chiunque può sostenere Amnesty, una famiglia, un privato, un'associazione e anche uno studente!
Sostenere Amnesty International è semplicissimo e sicuro: puoi farlo versando una delle quote associative o una quota libera!
Vai al link:
Oppure puoi attivarti con Amnesty contattando il Gruppo Locale o l’ufficio regionale della tua zona. Puoi partecipare alle manifestazioni di Amnesty, firmare gli appelli dell’associazione, iscriverti alla Newsletter per tenerti aggiornato o fare shopping acquistando gli articoli a marchio Amnesty International, prodotti dal commercio equo e solidale!

FIRMA OGGI LA MIA PETIZIONE PER MIGLIORARE LE CONDIZIONI DI VITA DELLE DONNE DELL’INDIA:
Grazie a nome mio e a nome di tutte le donne dell’India.

8-Sia il tuo primo libro, “Quando dal cielo cadevano le stelle”, che questo, sono libri di riflessione, di denuncia, di testimonianza. Ma il mercato italiano purtroppo è molto chiuso e ristretto. Hai mai pensato di tradurre i tuoi romanzi così da poter raggiungere un pubblico più vasto?

Sono molto contenta della reazione dei miei lettori e di come stanno accogliendo i miei romanzi, ma parlando del mercato italiano in generale, purtroppo hai pienamente ragione, è molto chiuso e ristretto rispetto ai mercati esteri. Mi piacerebbe moltissimo tradurre entrambi i miei romanzi in lingua inglese, e mi sto smuovendo per farlo.
Diciamo che questo è un piccolo, grande sogno nel cassetto. Far leggere al pubblico estero anche i miei romanzi.

9-Mi incuriosisce molto il fatto che siate due sorelle, che entrambe scriviate, che i vostri libri escano lo stesso giorno, e addirittura che la vostra prima opera trattasse lo stesso tema. Come è successo? Vi siete messe d’accordo e avete deciso insieme di iniziare a scrivere? Come è nata la vostra particolare “collaborazione”? Ti piacerebbe scrivere un libro a quattro mani con tua sorella?

Rebecca ed io condividiamo questa passione da sempre. Non ci siamo mai dette “Perché non proviamo a scrivere?”, semplicemente, sin da bambine, andavamo nella stessa stanza, ci sedevamo e scrivevamo. È stato tutto un percorso naturale e adesso sono molto contenta di condividere quest’esperienza con lei e di vivere con lei l’esperienza della promozione pubblicando lo stesso giorno.
Per quanto riguarda i libri sull’Olocausto, entrambe li abbiamo scritti pensandoli per noi, solo dopo abbiamo deciso di pubblicarli. Io ho scritto per prima “Quando dal cielo cadevano le stelle” e quando Rebecca ha deciso che anche lei voleva scrivere qualcosa sull’Olocausto, (“La mia amica ebrea”) sapeva dell’esistenza di “Quando dal cielo cadevano le stelle” ma non lo aveva ancora letto. Solo quando abbiamo deciso di pubblicare i nostri primi romanzi abbiamo deciso di dedicarci all’editing di “Quando dal cielo cadevano le stelle” e “La mia amica ebrea”, per poterli far uscire entrambi il 27 gennaio, Giornata della Memoria. Ci siamo aspettate a vicenda e l’una ha corretto il libro dell’altra.
Scrivere un libro a quattro mani con mia sorella? Sicuramente sarebbe un’esperienza interessante ma credo che non succederà mai. Entrambe vogliamo parlare di argomenti importanti, che ci stanno a cuore, ma riflettendoci bene questi argomenti, anche se delle volte si accomunano come nel caso dei libri sull’Olocausto, sono comunque diversi. In quel caso la protagonista del mio romanzo “Quando dal cielo cadevano le stelle” è una ragazzina ebrea, nel caso del romanzo di Rebecca la protagonista è ariana… Ci sono molte diversità e scegliere la protagonista perfetta per entrambe non sarebbe facile, così come molti altri dettagli…

10-I tuoi progetti per il futuro quali sono? Continuerai a scrivere? Hai già altre storie in mente? O ti prenderai una pausa?

Scrivere è la mia più grande passione, quindi non smetterò mai di farlo. Naturalmente vorrò anche viaggiare e vivere altre esperienze, ma non smetterò mai di esprimermi con la scrittura. Adesso mi occupo pienamente della promozione di “Come lacrime nella pioggia” e quindi non ho tempo per dedicarmi ad altre ricerche – appunti per un nuovo romanzo quindi dopo questo dovrò per forza prendere una pausa. Ho qualche idea nella testa, ma non so ancora se potrò sviluppare queste idee in un romanzo. Sicuramente, però, quando avrò scritto un altro romanzo in cui crederò al 100% lo pubblicherò perché devo ammettere che sono rimasta molto contenta e sorpresa dalla reazione dei miei lettori e dei blogger. Il vostro supporto è davvero importante, così come lo spazio che dedicate ai miei romanzi, e ne sono molto contenta.
Concludendo la risposta è sì, continuerò a scrivere, continuerò a impegnarmi per tradurre i miei romanzi in lingua inglese e nel mentre mi guarderò intorno; ogni immagine, espressione, poesia, musica, notizia può essere una fonte d’ispirazione. Vedrò che cosa mi colpirà e che cosa riuscirò a trasformare in romanzo…

Ringrazio Sofia per questa bella intervista, per la sua disponibilità e le faccio un grande in bocca al lupo per la sua petizione, che, tra parentesi, io ho già sottoscritto. Non costa niente e ci vuole esattamente un minuto, quindi, avanti, sosteniamo questa bella iniziativa!




lunedì 19 maggio 2014

Intervista: A tu per tu con Rebecca Domino

Come vi avevo annunciato pochi giorni fa, oggi sono usciti i due libri di Rebecca e Sofia Domino, due autrici italiane di grande talento, a mio parere, che ancora una volta si sono impegnate in due opere di denuncia e riflessione su temi scottanti della nostra società.
Da gran curiosa come sono, ho voluto fare quattro chiacchiere con queste due ragazze e porre loro qualche domanda. Quindi oggi vi pubblicherò l'intervista di Rebecca Domino e domani quella di Sofia Domino. Prima però di andare a conoscere meglio Rebecca, vi ricordo il suo romanzo in uscita, assolutamente GRATUITO!

"Fino all'ultimo Respiro"

SCHEDA LIBRO:

Autrice: Rebecca Domino
Titolo: "Fino all'Ultimo Respiro"
Pag.: 290
Data Pubblicazione: 19 Maggio 2014

prezzo: GRATUITO.
Se vuoi leggere il romanzo, manda una mail a rebeccaromanzo@yahoo.it, l'autrice te lo invierà volentieri. Rebecca Domino incoraggia i suoi lettori a fare una donazione libera e sicura sulla sua pagina raccolta fondi di Justgiving.com, per l'ente benefico "Teenage Cancer Trust".






LA TRAMA:

Allyson Boyd è una diciassettenne come tante, nata e cresciuta ad Avoch, piccolo paesino scozzese. Un giorno deve andare a portare dei compiti a una ragazza della sua stessa scuola, Coleen Hameldon, e la sua vita cambia per sempre. Perché lei e Coleen diventeranno migliori amiche. E perché Coleen sta lottando da due anni e mezzo contro la leucemia. Nella vita di Allyson entrano parole come chemioterapia, effetti collaterali, trapianto di midollo osseo, ma Coleen non vuole compassione. Vuole solamente una vita normale; una vita fatta di risate, scherzi, esperienze, viaggi, musica, chiacchiere e confidenze, fino a quando non sarà costretta a prendere una decisione che cambierà la sua vita, quella di Allyson e delle altre persone che le vogliono bene. 
È possibile non avere paura della morte? Ed è possibile insegnare a vivere?
Una storia sulla speranza, un inno alla vita. Un romanzo che ci ricorda il coraggio quotidiano di tutti gli adolescenti che lottano contro il cancro e quello degli amici al loro fianco.

Intervista:

1-  Prima il tema dell’olocausto, ora un altro tema “impegnato”. Eppure di fondo, anche se non ho ancora letto questo romanzo (ma lo farò presto) il messaggio mi sembra chiaro. Tu esalti l’amicizia e la voglia di vivere, anche quando si avrebbero tutte le ragioni per fare il contrario. Perché tra tanti temi proprio questi due?

L’idea per scrivere “Fino all’ultimo respiro” è nata improvvisamente, inaspettatamente, e all’inizio avevo dei dubbi al riguardo. Temevo che, per fare le ricerche necessarie alla stesura del romanzo, avrei dovuto passare ore a leggere, ascoltare e guardare testimonianze di adolescenti con il cancro e che, di conseguenza, mi sarei ritrovata di fronte a storie di morte, dolore, angoscia, tristezza e paura e, nonostante molti di questi punti facciano parte delle storie di questi ragazzi (com’è normale che sia, data la situazione) quello che non mi aspettavo di trovare erano i sorrisi, l’ottimismo, il coraggio, la forza e l’amore per la vita che caratterizzano, in maniera diversa (come diversa è ogni persona) le storie degli adolescenti che vivono con il cancro. Sì, il mio romanzo parla della vita, perché è quello che ho trovato nelle storie di quegli adolescenti. Amore per la vita in generale e per l’attimo presente in particolare. Quando si parla di cancro, si pensa subito alla morte, ma molte persone guariscono e vivono delle vite lunghe, felici e “normali”. Eppure, non è su questo punto che mi sono voluta concentrare nel romanzo. Per fortuna non ho mai avuto il cancro, non ho mai avuto alcuna malattia grave e sinceramente non so come reagirei se mi fosse diagnosticato un tumore o se fosse successo dieci – dodici anni fa. Sono rimasta a bocca aperta di fronte alle storie di ragazze e ragazzi che nonostante le chemio (e gli effetti collaterali), le radiazioni, le operazioni sono riusciti a tenere alta la speranza e spesso si sono mobilitati per aiutare, in piccolo o in grande, gli altri nella stessa situazione. Un esempio eclatante è quello di Stephen Sutton; in questi giorni in Inghilterra ne hanno parlato moltissimo, mentre qui in Italia, come al solito, la sua storia non ha ottenuto l’attenzione che merita. Per chi non ne avesse sentito parlare, vi racconto la storia in breve: Stephen ha diciannove anni e da due il suo cancro è ritenuto incurabile. Non si è arreso; nonostante la malattia terminale si è dato da fare per portare gioia e ottimismo nella persone e per raccogliere fondi per Teenage Cancer Trust.
Ma non è tutto: ad aprile di quest’anno Stephen ha postato quella che credeva essere la sua ultima foto, con i pollici rigorosamente alzati, segno di positività e coraggio, a pochi giorni, forse a poche ore dalla morte. Come, mi sono chiesta, come si fa ad avere così tanto ottimismo e amore per la vita quando si è in punto di morte? Stephen non è morto, dopo aver “tossito un tumore” e dopo un’operazione, sta meglio ed è stato dimesso. La sua situazione è ancora critica e penso che la sua malattia sia ancora considerata incurabile ma la sua storia di coraggio e amore per la vita ha mobilitato mezzo mondo e Stephen ha raccolto oltre tre milioni per Teenage Cancer Trust e, allo stesso tempo, ha fatto capire alle persone cosa conta davvero e come possiamo utilizzare le nostre giornate per fare qualcosa di buono per gli altri e per il mondo in cui viviamo. Questi, secondo me, sono i veri eroi. Ecco di cosa voglio parlare nei miei romanzi. Nel mio piccolo, attraverso “Fino all’ultimo respiro” voglio raccontare le storie degli adolescenti con il cancro, specialmente perché qui in Italia se ne parla pochissimo; nel romanzo ho voluto puntare molto anche sull’amicizia perché gli amici, specialmente vicini d’età, sono molto importanti per quei ragazzi che si ritrovano, improvvisamente, con la vita sottosopra, costretti a posporre tutti i loro progetti e a sentirsi diversi dai loro coetanei. Ho sempre avuto una predilezione per raccontare storie che facciano pensare e che magari spingano i lettori a mobilitarsi per aiutare qualcuno. Penso che ogni scrittore possa scegliere come usare la propria passione, per me è naturale scrivere romanzi che, come ho detto, facciano riflettere (e anche emozionare) e usarli come un mezzo per raccontare storie di cui si parla troppo poco e nel caso di “Fino all’ultimo respiro” spero anche che, insieme con i miei lettori, possa fare, nel mio piccolo, la differenza.


2-Le tue protagoniste sono sempre donne (parlo di questi due romanzi ovviamente). Coraggiose, battagliere, grintose, che prendono la vita per le corna e non si danno per vinte. Ma sempre donne. C’è un motivo particolare?

Essendo io stessa una donna mi viene naturale scrivere romanzi dal punto di vista femminile. Allo stesso tempo, penso che molto spesso le eroine dei romanzi siano “damigelle in pericolo” o, al contrario, se ne vanno in giro con le pistole nei pantaloni. Voglio che le mie protagoniste siano persone vere, ragazze vere: sono forti e battagliere, certo, e anche coraggiose, ma sono, prima di tutto, umane. Come tutte noi, hanno pregi e difetti; spesso le scelte che compiono hanno un certo peso emotivo e le mie protagoniste non hanno paura di mostrare anche un lato sensibile, che a volte può essere definito “debole”. Ogni personaggio nasce dentro di me in maniera autonoma e penso che ci sia un po’ di me in ognuna delle ragazze di cui ho scritto finora. Io stessa non mi lascio mettere i piedi in testa da nessuno, sono sempre stata determinata, penso che le donne debbano avere gli stessi diritti degli uomini senza dover faticare il doppio... quindi mi viene naturale scrivere di ragazze giovani ma forti e decise, che però hanno i loro problemi e le loro piccole insicurezze.

3- Quanto della tua vita e del tuo vissuto c’è nei tuoi libri?

Ben poco. Il mio primo romanzo, “La mia amica ebrea”, è ambientato nella Germania del 1943 ed è narrato in prima persona da Josepha, una ragazzina di quindici anni, “ariana”. Sono nata molti anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e in quel romanzo non c’e’ niente del mio vissuto e le storie di guerra che ho sentito dalle voci delle donne anziane che conosco, non hanno niente a che vedere con la Seconda Guerra Mondiale nella Germania di Hitler e tutti i rapporti fra i personaggi sono frutto della mia fantasia, non sono ispirati ai miei rapporti con delle persone che conosco. Per “Fino all’ultimo respiro”, per fortuna non ho mai avuto il cancro e, allo stesso tempo, non ho mai conosciuto un adolescente che ha dovuto affrontare quella battaglia. Sicuramente però c’è qualcosa di me in ognuno dei personaggi principali dei miei romanzi; nel caso di “Fino all’ultimo respiro” mi sento piuttosto vicina ad Allyson, la protagonista, perché si ritrova improvvisamente a dover fare i conti con la realtà del cancro che ha colpito una diciassette come lei (Coleen) e ciò la trova impreparata e pian piano cambia il suo modo di essere, di vedere il mondo e di vivere. Mi ritengo molto empatica e, anche se il mio vissuto non ha niente a che vedere con i due romanzi che ho scritto finora, ognuno dei due occupa un posto molto speciale nel mio cuore; nel caso di “Fino all’ultimo respiro” ho sentito molto le storie dei ragazzi e delle ragazze con il cancro che ho letto e ascoltato per documentarmi al riguardo. Ho sentito le loro voci, ho guardato i loro occhi e ho visto i loro sorrisi… quindi forse ci sono nuove parti di me che sono scivolate nel romanzo man mano che lo scrivevo e che, all’inizio, non c’erano.

4- Hai detto che hai messo da parte la scrittura per molti anni e che poi sei tornata a scrivere. Qual è stata la molla, il fattore scatenante che ha rinnovato in te questa passione?

Sì, purtroppo ho dedicato molti anni alla realizzazione del mio sogno di lavorare nello spettacolo e ho buttato via del tempo prezioso che avrei potuto usare per allenarmi nello scrivere. Allora ero più giovane e pensavo che quella fosse la mia strada, ciò che mi avrebbe reso felice e mi avrebbe fatta sentire soddisfatta professionalmente. Ho vissuto a Londra, dove ho lavorato in teatro e ho fatto qualcosa in televisione, e mi sono accorta che, invece, quel mondo non mi piaceva molto. Era tutta una recita e ciò non mi piaceva, inoltre c’era molta invidia e c’erano moltissime raccomandazioni (anche se queste due cose ci sono un po’ in tutti i settori). Forse, alla fine, la passione non era forte quanto credevo. Quando sono tornata in Italia, è stato naturale tornare alla scrittura, perché è sempre stata la mia vera passione, solo che allora non mi era chiaro. Ho cominciato a scrivere quando andavo alle scuole elementari e durante la mia adolescenza è sempre stato un hobby che mi faceva stare bene; mi è sempre piaciuta l’idea che un giorno avrei pubblicato un libro ma quando mi sono rimessa a scrivere non l’ho fatto con l’intento di pubblicare qualcosa, ma semplicemente perché la scrittura mi era mancata molto e dovevo “recuperare il tempo perduto”. Ho scritto racconti e romanzi che non usciranno mai dalla scatola dove li tengo, e che considero una sorta di allenamento. Pian piano ho affinato il mio stile e solo quando sono stata convinta de “La mia amica ebrea”, dato anche l’argomento affrontato, ho deciso che lo avrei autopubblicato. In poche parole, la scrittura è una passione che ho da sempre, è nata in me e con me, e adesso so che non sbaglierò più strada e che continuerò a scrivere finché potrò.

5- Vorresti fare della scrittura la tua professione a tempo pieno o che rimanga comunque solo una passione, un hobby?

Per me la scrittura è prima di tutto una passione. Non ho mai pensato di arricchirmi scrivendo e credo che in pochi possano dire di riuscire a mantenersi con la scrittura. Certo che mi piacerebbe, ma penso che non succederà, perché voglio scrivere solo romanzi che raccontano storie in cui credo, storie a volte crude, ma sempre vere, che fanno riflettere ed emozionare e purtroppo questo genere letterario non va molto, così come a me non va l’idea di mettere nelle mani altrui i miei lavori. Sono una sostenitrice dell’autopubblicazione, e non si è mai sentito di uno scrittore autopubblicato che riesce a mantenersi con i suoi scritti, quindi credo proprio che continuerò a fare altri lavori, ma sicuramente non rinuncerò mai alla scrittura perché, lo ripeto, la scrittura è la mia più grande passione. Non sono soddisfatta quando vendo una copia, ma quando una lettrice mi scrive che alla fine del mio romanzo ha pianto, quando spingo i lettori alla riflessione e mi dicono che si portano dietro il messaggio del romanzo anche dopo aver letto l’ultima riga.

6-Quando stai scrivendo un romanzo, ti concentri solo su quello oppure ti vengono mille altre idee in testa per progetti futuri? In questo secondo caso, lasci cadere quei progetti, o te li annoti in modo da poterli sviluppare in seguito?

Quando ero più piccola, avevo il problema che di solito lasciavo le storie sospese a metà perché mi veniva in mente una nuova idea che reputavo sempre migliore di quella precedente e mi chiedevo come avrei fatto a finire un romanzo se avessi continuato in quel modo. Per fortuna, con il tempo, questo “problema” è sparito nel niente. Quando scrivo un romanzo so già in partenza se sarà uno di quelli che farò uscire o meno. Se si tratta di qualcosa che scrivo solo per me, perché mi piace scrivere, è probabile che poi la storia venga sospesa per dar spazio ad altre, ma se scrivo qualcosa come “Fino all’ultimo respiro” sono “dentro al romanzo al 100%” e non penso ad altre possibili storie. Non mi è mai successo di annotarmi dei progetti per il futuro; quando sento quella scintilla dentro, allora capisco che il romanzo mi piacerà e mi coinvolgerà  al 100%, e mi ci butto subito a capofitto, dimenticando improvvisamente quello su cui stavo lavorando, proprio com’è successo con “Fino all’ultimo respiro”.

7- Parlaci del tuo nuovo libro in uscita il 19 Maggio: “Fino all’ultimo respiro”. Parla pure senza freni e inibizioni. Tutto quello che vuoi. Da dove l’ispirazione, trama, personaggio preferito, tutto quello che vuoi.

Di solito, quando non sono in un periodo come questo (in cui mi dedico moltissimo alla promozione) scrivo ogni giorno per il semplice piacere di farlo. Stavo proprio scrivendo un romanzo solo per me, di quelli che sapevo che non avrei pubblicato quando, un giorno come un altro, mi sono detta “perché non scrivo dell’amicizia fra due ragazze, di cui una malata di cancro?”. Ho mollato tutto riguardo all’altro romanzo e ho cominciato a fare ricerche sul cancro negli adolescenti. Ammetto che all’inizio, prima  di mettermi a scrivere, avevo dei seri dubbi: avrei finito il romanzo oppure lo avrei lasciato a metà? Temevo di dover passare ore a fare ricerche e leggere storie di dolore, paura e morte che hanno come protagonisti ragazzi e ragazze con il cancro. Non potevo sbagliarmi di più! Nelle storie che ho letto, guardato e ascoltato c’era una dose di angoscia, si parlava di morte, come penso sia normale in questi casi, ma sono rimasta stupita dalla forza e dal coraggio con cui quei ragazzi affrontano la loro malattia. Gli scherzi, le risate, il voler fare qualcosa per aiutare gli altri nelle loro stesse condizioni, il voler fare piani per il futuro, e l’amore per la vita! Man mano che mi sono ritrovata a leggere prima una testimonianza, poi un’altra, e che mi sono ritrovata a guardare dei video dove questi ragazzi hanno un volto, una voce, una personalità che spicca ancora di più rispetto alle testimonianze scritte, ho capito che il mio romanzo avrebbe preso un’altra piega. Non si sarebbe trattato solo di un romanzo da promuovere, ma avrei potuto trasformarlo in un mezzo per parlare degli adolescenti con il cancro (che qui in Italia sembrano stare in una “terra di nessuno”) e usare il romanzo per spingere i lettori a donare a Teenage Cancer Trust. Vi parlerò nella prossima risposta di questo ente benefico inglese, che si occupa proprio degli adolescenti che vivono con il cancro.
“Fino all’ultimo respiro” è un romanzo scritto in prima persona dal punto di vista di Allyson Boyd, diciassettenne scozzese come tante: abita in un piccolo paesino, frequenta il penultimo anno di scuola superiore, ha una cotta per un ragazzo; è un po’ timida e taciturna e non sa bene che cosa fare “da grande”. La sua vita cambia quando deve andare a portare dei compiti a Coleen, sua coetanea ricoverata in ospedale, che lotta contro la leucemia da due anni e mezzo. Ho scelto di far incontrare le protagoniste una volta in cui Coleen era già piuttosto avanti nella sua battaglia, e anche per evitare che Allyson potesse comparare la Coleen presente a quella del passato. Le due ragazze non si conoscevano quando Coleen era sana e nel mondo di Allyson entrano gli ospedali, la chemio, gli effetti collaterali, la paura della morte… Non posso dire molto altro, tranne che Coleen dovrà prendere molte decisioni importanti, in modo particolare una che le cambierà la vita e che cambierà anche quelle di Allyson e delle altre persone che le vogliono bene. Nonostante “Fino all’ultimo respiro” sia un romanzo, ho scelto di non inserire niente di eccezionale; volevo che questa potesse essere la storia di due ragazze “vere”. Nella vita di tutti giorni succedono piccoli, grandi meraviglie, ma, generalmente, non succedono “eventi da romanzo”, particolarmente eclatanti, solo perché una persona è gravemente malata. Attraverso lo sguardo e i pensieri di Allyson viviamo i suoi momenti con Coleen, la sua crescita personale, le sue paure, le sue gioie, i suoi desideri… ho scelto di narrare il romanzo dal punto di vista di una ragazza sana per il semplice fatto che, per fortuna, non ho mai avuto il cancro e non conosco personalmente adolescenti che hanno dovuto affrontare quella lotta. Caratterialmente Allyson ed io non potremmo essere più diverse, ma molti dei suoi dubbi, delle sue domande e delle sue paure sono le mie. Per quanto riguarda Coleen, è un personaggio che – come tutti quelli che scrivo – è nato spontaneamente dentro di me, con la propria personalità, ma in questo caso è anche l’insieme delle testimonianze che ho letto e ascoltato. Se dovessi scegliere un personaggio preferito sarebbe Coleen, che rappresenta gli adolescenti con il cancro, la loro forza, il loro coraggio e il loro essere, semplicemente, umani; perché, nonostante l’ottimismo e la speranza, a volte è normale avere dei momenti “no”. Sento sempre i miei personaggi come se fossero persone in carne e ossa, come se fossero degli amici ed è per questo che mi sento molto vicina a Coleen e l’ammiro, proprio perché non puoi far altro se non ammirare il coraggio dei ragazzi e delle ragazze che, nonostante debbano lottare e soffrire moltissimo a causa del cancro, si fanno forza, ispirano gli altri e continuano a sorridere. Nel romanzo ho voluto dare spazio anche ai genitori di entrambe le ragazze, ai compagni di scuola, alla piccola comunità di persone che ruota intorno a Coleen. Si dice che, a volte, un libro che hai letto ti cambia la vita; nel mio caso, con “Fino all’ultimo respiro” è stato un libro che ho scritto a cambiarmi la vita. Ormai mi sento in dovere di fare qualcosa di concreto per gli adolescenti con il cancro e, allo stesso tempo, di continuare a parlare di enti come Teenage Cancer Trust, sia attraverso il mio romanzo, sia in altri modi.

8- Mi sembra di aver capito, correggimi se sbaglio, che questo libro sia gratuito e che faccia parte di un progetto per raccogliere i fondi a favore dell'ente benefico "Teenage Cancer Trust". Come è nato questo progetto?

Sì, hai capito perfettamente. Più sono andata avanti nella scrittura del libro, più mi sono ritrovata a leggere e ascoltare le testimonianze degli adolescenti con il cancro, più ho capito che non avrei potuto incassare neanche un centesimo dalle vendite di “Fino all’ultimo respiro”. Allora, mi sono messa alla ricerca di un ente benefico inerente al cancro e agli adolescenti qua in Italia, per spingere i lettori a donare a tale ente, ma, purtroppo, in Italia gli adolescenti con il cancro sono una realtà che, molto spesso, viene ignorata. So che ci sono due importanti realtà per i giovani, come “Progetto Giovani” di Milano e l’”Area Giovani” di Aviano (PN), inoltre c’è in progetto di aprire un’area dedicata ai giovani con tumore all’ospedale Meyer di Firenze, tramite l’associazione Nicco Fans Club. Un progetto molto importante e di cui sono felicissima, anche perché avverrà proprio nella mia bellissima regione, ma da qui all’avere una realtà come quella inglese purtroppo c’è ancora molta strada da fare. Ho vissuto a Londra per un anno e avevo già sentito parlare di Teenage Cancer Trust, quindi, ho deciso di spingere i miei lettori a donare all’ente inglese perché da ventiquattro anni lavora a tutto tondo per aiutare gli adolescenti e i giovani adulti (13 – 24 anni) che vivono con il cancro. E qui sta la chiave: che vivono con il cancro. Quando si pensa al cancro, automaticamente si pensa alla morte. Eppure, anche gli adolescenti che hanno il cancro terminale, sono vivi, fino all’ultimo respiro. Ed è su quest'aspetto che si concentra Teenage Cancer Trust: oltre a disporre di reparti su misura per adolescenti, dove i ragazzi e le ragazze possono curarsi con personale specializzato, in compagnia di persone della loro età, con i passatempi tipici degli adolescenti (leggere giornali o libri, ascoltare musica, chiacchierare tutti insieme, fare una partita di biliardo…) Teenage Cancer Trust offre anche supporto emotivo, sociale e psicologico ricordando che l’adolescente ha dei bisogni particolari e per questo necessita di reparti e personale apposito. Se essere diagnosticati con il cancro è terribile per tutti, lo è soprattutto per gli adolescenti, che di solito, al momento della diagnosi, entrano in contatto con la propria mortalità per la prima volta e che, a causa delle cure (spesso aggressive, come chemio, radiazioni o operazioni) sono costretti a posporre a data da definire tutti i loro progetti sia immediati sia futuri, a saltare la scuola, a rinunciare a molte delle attività che erano soliti svolgere e a rimanere un passo indietro rispetto ai loro coetanei sani. Al contempo, gli adolescenti con il cancro si ritrovano a crescere molto più in fretta, perché tanti, a causa della situazione in cui si ritrovano, si rendono conto di cos’è davvero importante nella vita, non si perdono più in sciocchezze e generalmente si sentono diversi dai loro amici che continuano le loro vite “normali”. E normalità è proprio la parola chiave di Teenage Cancer Trust che, oltre a occuparsi anche delle famiglie e degli amici dei giovani malati e della ricerca (per aumentare sempre di più la speranza di vita) punta proprio a far vivere una vita il quanto più normale possibile ai ragazzi con il cancro e a farli incontrare con altri adolescenti che hanno o hanno avuto questa malattia, ricordando loro che non sono soli. L’evento “find your sense of tumour” è la chiave di quest’unione fra adolescenti che, parlando con gli altri, si rendono conto che ci sono altri ragazzi e ragazze nella stessa situazione. Il far  parte di un gruppo, il rendersi conto di non essere soli, di non essere gli unici a fare i conti con le infezioni, la chemio, le operazioni, il senso di paura, di smarrimento, rende la battaglia più facile da affrontare.
Lo ripeto, purtroppo in Italia manca un ente del genere, che dispone di ventisette reparti (e altri sette in progettazione) ben organizzati e con personale specializzato nelle cure oncologiche e nella psicologia dell’adolescente, un ente che ricopre tutto il territorio nazionale, con il supporto di celebrità (che spingono le persone a donare), l’organizzazione di vari eventi per raccogliere fondi (per esempio, ogni anno celebrità musicali si esibiscono alla Royal Albert Hall, uno dei luoghi artistici più belli e famosi di Londra, per raccogliere fondi in favore di Teenage Cancer Trust) e l’attitudine generale con cui le persone si approcciano alle donazioni. Quando abitavo in Inghilterra, ho lavorato per un po’ come raccoglitrice di fondi per un ente benefico (si occupava dei bambini poveri in Africa), armati di cartellino e secchiello (rigorosamente chiuso) io e gli altri raccoglitori di fondi andavamo nelle metropolitane, agli ingressi dei supermercati, ecc… e raccoglievamo soldi. In Inghilterra la gente è abituata a vedere persone che raccolgono soldi per gli enti benefici, è abituata a donare, sia nelle grandi città sia nei piccoli paesini. Purtroppo in Italia manca questa mentalità. Spero che, parlando di Teenage Cancer Trust, si smuova qualcosa anche qui da noi, che i giovani con il cancro ottengano un po’ dell’attenzione che meritano, perché le loro storie ci ricordano che cosa vale davvero nella vita, ci ricordano di viverla appieno, di goderci ogni secondo, anche quando ci ritroviamo davanti a difficoltà apparentemente insormontabili. Il coraggio, l’allegria, la forza, l’altruismo di questi adolescenti sono qualcosa di meravigliosamente indescrivibile.
Se volete saperne di più, ho dedicato una pagina del mio blog a Teenage Cancer Trust, dove ho raccolto diverse informazioni al riguardo:
http://rebeccadomino.blogspot.it/p/supporta-teenage-cancer-trust.html
Potete visitare anche la sezione del mio blog “Piccoli, grandi eroi” dove ho raccolto alcune testimonianze, sia scritte sia video, di ragazzi e ragazze che hanno o hanno avuto il cancro (ho tradotto il tutto in italiano). Infine, se volete fare direttamente una donazione in favore di Teenage Cancer Trust in maniera veloce, semplice e sicura, vi lascio il link alla mia pagina Justgiving:
https://www.justgiving.com/Rebecca-Domino

9-Ti piacerebbe scrivere un libro a quattro mani con tua sorella?

No. Sofia ed io andiamo d’accordissimo e stimiamo moltissimo i lavori l’una dell’altra, però entrambe siamo d’accordo sul fatto che non scriveremo mai un libro a quattro mani, per il semplice fatto che pensiamo che sarebbe impersonale. Cerco di spiegarmi meglio: quando scrivo, mi siedo davanti al computer e lascio che siano i personaggi a raccontare la storia, io sono solo un tramite. Spesso ascolto della musica in sottofondo per enfatizzare certe emozioni che i personaggi provano; insomma sono in un “mio mondo” e riverso su carta i sentimenti dei miei personaggi. Sinceramente non vedo come sarebbe possibile dedicare completamente anima e corpo a un romanzo se c’è anche un’altra persona a lavorarci. Sofia la pensa come me, ma non escludiamo di fare un lavoro insieme: ad esempio, a volte, parlando fra noi, abbiamo detto che sarebbe bello fare una sorta di antologia con dei racconti, accomunati dal solito tema, firmati da entrambe, dove diamo voce a situazioni e storie che c’interessano ma, per un motivo o per un altro, non possiamo trasformare in romanzi.

10-I tuoi progetti per il futuro quali sono? Continuerai a scrivere? Hai già altre storie in mente? O ti prenderai una pausa?

Al momento non sto scrivendo perché mi sto dedicando moltissimo alla promozione di “Fino all’ultimo respiro”, inoltre, sento ancora dentro Allyson e, specialmente, Coleen, le due protagoniste del libro. Mi sento coinvolta in tutto quello che sto promuovendo, e so che non potrei cominciare a fare delle ricerche su altro, semplicemente perché non darei a questa nuova storia l’attenzione che merita. Sicuramente continuerò a scrivere ma so già che da qui all’uscita del mio prossimo libro passerà molto tempo, un anno di sicuro, proprio perché attualmente non ho niente di pronto e non ho neanche il tempo per fare le ricerche. Quando mi ritrovo a promuovere un romanzo come “Fino  all’ultimo respiro”, in cui credo molto e che mi permette anche di fare la mia parte per far conoscere in Italia il lavoro di Teenage Cancer Trust e per raccogliere fondi per l’ente, voglio dedicarmi a tale promozione al 100%. Inoltre, mi piacerebbe molto vedere “Fino all’ultimo respiro” tradotto in inglese, per riuscire a raggiungere ancora più lettori e mi sto muovendo anche in quel senso. Naturalmente la scrittura fa parte di me ed è probabile che a un certo punto, quando avrò più tempo libero, scriva qualcosa solo per me stessa, ma seleziono molto accuratamente ciò che voglio pubblicare e al momento non ho la minima idea di quale sarà il mio prossimo libro. Di sicuro voglio raccontare storie di cui si parla poco, storie che, nonostante siano dure, abbiano sempre quel barlume di vita e di speranza, storie che ci ricordino che, nonostante le brutture di cui la razza umana è capace, da sempre dentro tutti noi ci sono speranza, forza e amore per la vita. Quale sarà la prossima storia che busserà al mio cuore, proprio non lo so e, al momento, va bene così.

Ti ringrazio Rebecca per le tue bellissime risposte. Non vedo davvero l'ora di poter leggere la storia di queste due ragazze coraggiose. E, lasciamelo dire, anche tu hai avuto molto coraggio nell'affrontare questa tematica.