martedì 29 aprile 2014

Anteprima "Diamond - il mio miglior nemico"

Oggi voglio segnalarvi un romanzo che sarà sicuramente tra le mie letture, appena verrà pubblicato. L'autrice è un italiana, Erika Corvo e sarà lei stessa a parlarvi del suo prossimo libro in uscita, attraverso un'interessantissima intervista che mi ha concesso.


SCHEDA LIBRO:

Autore: Erika Corvo
Titolo: "Diamond - Il mio Miglior Nemico"
Genere: Fantascienza, Reality Fiction
Anno Pubblicazione: 2014
Lingua: Italiano


LA TRAMA:

Terzo capitolo, indipendente e autoconclusivo, della saga spaziale dedicata al personaggio di Brian Black, un imbattibile pirata spaziale, Il libro è un Reality Fiction, ovvero dove la fantascienza è un pretesto per trattare di argomenti molto, ma molto terrestri.




Qualche domanda all'autrice che ci svela interessanti particolari su di sé e sul suo libro:

1-Sei una persona eclettica, ti piace sperimentare. Nella vita per necessità hai fatto di tutto, cavandotela nonostante tutto. Quanto della tua vita c’è nei tuoi romanzi? Hai mai usato in essi episodi che ti sono successi veramente?
C’e tantissimo, di me, direi. Partiamo dal fatto che qualunque cosa uno faccia senza esservi costretto, la fa per cercare di stare meglio: dall'iscriversi in palestra, al fare nuovi incontri, o al fare uso di alcool o droghe. Per bilanciare qualcosa che non ha il giusto equilibrio, o per creare una sorta di transfert psicologico e liberarsi di fantasmi e paure. I bambini piccoli disegnano quello che gli fa paura per buttarlo fuori da loro. Quando sono un pochino più grandi creano gli amici immaginari, e quando viene il temporale e il tuono li spaventa, abbracciano l'orsacchiotto e dicono a lui di non avere paura, perché tutto finirà bene. Io ho creato Brian Black, e gli ho chiesto di cavarsela nelle situazioni più pazzesche, sul filo dell'impossibile, perché potessi riuscirci anch'io.
Non viaggio nello spazio, ma venir giù dallo Stelvio con la frizione rotta e la quarta ingranata senza possibilità di scalare non è cosa da poco. Idem per altri guasti meccanici cui ho dovuto “inventare” una soluzione per continuare a guidare per parecchio tempo, aspettando di racimolare i soldi per il meccanico. Aggiustare le cose con mezzi di fortuna è una mia arte ormai collaudata. Certe cose narrate si trovano in romanzi non ancora pubblicati, ma tutto ciò che riguarda il pronto soccorso e i medicinali prodotti con le erbe, è qualcosa a cui ho sempre fatto ricorso. Basti dire che i miei figli, a parte le vaccinazioni di legge, non hanno mai visto un pediatra in vita loro.

2-Cosa rappresenta la scrittura per te? Un hobby, una passione, un lavoro, un evasione… cosa?
“Cogito, ergo sum”? No, “Scrivo, quindi esisto, ed esiste quello che scrivo”. È creare. Brian Black esiste perché io l’ho immaginato, ed ora esiste anche nelle menti dei miei lettori.
Un piccolo elogio della follia (non so chi l’abbia scritto) dice:
“Questo annuncio lo dedichiamo ai folli. Agli anticonformisti. Ai ribelli. Ai piantagrane. A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso. Costoro non amano le regole e i regolamenti, e non hanno nessun rispetto per lo status quo. Potete citarli. Essere in disaccordo con loro. Potete glorificarli o denigrarli. Ma l’unica cosa che non potrete mai fare è ignorarli. Perché riescono a cambiare le cose. Inventano. Immaginano. Compongono. Esplorano. Creano. Ispirano. Fanno progredire l’umanità. E forse devono essere davvero un po’ folli. Altrimenti come potreste stare, poi, di fronte a dei barattoli vuoti e vedere un’opera d’arte? O sedere in silenzio e ascoltare una canzone che non è mai stata scritta? O guardare un pianeta rosso e immaginare un laboratorio in movimento? Noi alimentiamo uomini fatti così, e mentre qualcuno potrebbe definirli folli, noi ne vediamo il genio. Perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.”
Io mi sono seduta davanti a dei fogli bianchi, e vi ho regalato personaggi che non sono mai esistiti prima e storie che nessuno aveva mai scritto. Ho preso in mano una chitarra e ho composto canzoni che nessuno aveva mai immaginato e testi che fanno riflettere. Ho lasciato qualcosa di me. Non mi sono limitata a vegetare, a subire e ad esistere. Sono riuscita a trasformare in bene ogni cosa brutta che mi sia successa. E come ogni volta, dico: Grazie, Brian. Mi hai salvato la vita.

3-Oltre alla scrittura ti piace la musica. Con la prima sappiamo che strada hai seguito. La seconda che posto occupa nella tua vita?
Attualmente, purtroppo, non occupa molto posto perché ho troppi progetti per la testa. Ma per tantissimi anni è stata ossigeno e sangue, battito e respiro, mio fulgido credo, mia àncora e mio motore. Tornerò a farne uso. È inevitabile. Ho avuto la grazia di trascorrere l’adolescenza in un periodo particolarmente creativo, per la musica: Pink Floyd, Genesis, Led Zeppelin, CSN&Y, Cat Stevens, Emerson Lake & Palmer, De André, Guccini… scusate se non posso citarli tutti, è impossibile. Ma ci hanno insegnato a guardare oltre e a valicare i limiti del conosciuto. Un’ennesima spinta a creare qualcosa di mio.

4-Il tuo genere letterario preferito? E quello che invece non leggeresti o scriveresti mai?
Il mio genere preferito rimane la fantascienza, ovviamente: sono cresciuta con quello mentre le altre mie coetanee leggevano “Piccole Donne”. Ecco, quello che non scriverei mai sono proprio le cose sdolcinate e melense; storie d’amore e roba tipo Harmony. Con tutto il rispetto per il genere e per chi lo scrive, non fa per me. Non scriverei mai spin-off di nessun genere e/o brutte copie, rifacimenti e fac-simili di cose scritte da altri. Non sogno i sogni di nessun altro e non vivo la vita di nessun altro. Nel bene e nel male, io sono diversa da tutti gli altri: penso a modo mio, immagino a modo mio, non utilizzo personaggi di altri e storie di altri. Nemmeno vampiri, draghi, spadoni e cavalieri. Eppure scrivo anche fantasy. Ma se Fantasy significa proprio “fantasia”, sarebbe un insulto non immaginare nulla di nuovo e riciclare continuamente vecchi stereotipi.

5-Se potessi rinascere e scegliere di essere un autore famoso, passato o ancora vivente, chi sceglieresti e perché?
Una piccola anticipazione della risposta è già contenuta nel punto precedente: non vorrei essere nessun altro. Né scrittore, né attore, né cantante, né personaggio famoso d’altro genere. Perché? Risponderò con una piccolissima favola. Una lucciola emanava la sua luce intermittente, guardava in cielo e sospirava: “oh, come sono inutile, quaggiù. Vorrei tanto essere una stella in cielo, accendermi di luce al tramonto e brillare tra gli astri fino al sorgere del sole.” Una talpa uscì dalla terra e le disse: “amica, tu, qui, illumini il prato. Se tu andassi lassù, attorno a te vedresti solo buio e saresti solo un puntolino tra mille.”
Se io fossi Dante, credo mi verrebbe voglia di suicidarmi nel vedere quanto in basso sia caduta la letteratura italiana. Se io sono Erika Corvo, mi posso beare di tutti i grandi autori e pensare che ci sia ancora speranza.

Parliamo ora del tuo libro in uscita: “Diamond, il mio miglior nemico”

6-So che non sveli mai nulla della trama dei tuoi libri, ma raccontaci qualcosa sul romanzo. Quello che vuoi e come vuoi. Come è nato, a cosa o chi ti sei ispirata, il tuo personaggio preferito… insomma vai pure a briglia sciolta.
È l’episodio che amo di più, della saga spaziale. Intenso dieci volte gli altri romanzi della serie spaziale. Qui Brian riesce a dare il massimo di sé, in creatività e in sentimenti. Disposto più che mai a rimettere tutto in gioco, a ribaltare ogni cosa, ogni dogma, ogni logica, a cambiare ogni pista battuta in precedenza e a percorrere strade nuove. Ogni poco deve cambiare programmi, punti di vista, imporsi, cedere; i nemici diventano amici e viceversa. Le situazioni più pazzesche, le invenzioni e le vie di fuga più spettacolari, i valori e i sentimenti più profondi, sono tutti qui. Da non perdere, assolutamente. Vale il principio “soddisfatti o rimborsati”, come per gli altri miei romanzi. Se lo comprate e non vi piace, me lo rispedite e ve lo rimborso, spedizione compresa. Ovviamente, si dovrebbe dimostrare di averlo comprato e letto.

7-Hai scritto moltissimi romanzi. Ce n’è uno a cui sei più affezionata? E perché? O sono come i figli, li ami tutti indiscriminatamente?
Amarli, li amo tutti come figli. Ma sono anche fortemente, assolutamente e ferocemente critica riguardo ai miei lavori. Quelli che ho scritto per primi, per forza di cose sono piuttosto acerbi e, prima di essere pubblicati dovrò fare un bel lavoro di accetta e di lima. Ma le idee sono buone e innovative, e hanno un potenziale tremendo. Anche se, come dicevo prima, Brian rimane il mio personaggio preferito, tutti gli altri a cui ho dato vita mi hanno ricambiato con qualcosa di speciale, e non posso che amarli tutti.

8-Hai avuto molte esperienze con numerose case editrici, più o meno oneste. Che cosa ne pensi del mondo editoriale? Quali i suoi pregi e difetti e come dovrebbe cambiare per potersi migliorare?
Da un punto di vista prettamente commerciale, che devi dire? Tu paghi, io pubblico, a prescindere se il testo faccia schifo o sia un capolavoro. Ognuno, coi suoi soldi, ha il diritto di fare quel che gli pare: chi si compra una baita in montagna, chi si fa la Ferrari e chi pubblica i libri che scrive. Ma un editore, un imprenditore che voglia tenere alto il nome della sua casa editrice, dell’Italia e del Made in Italy, dovrebbe puntare sulla qualità. Cosa che non succede più.
Secondo me, dovrebbero investire sul merito: scegliere attentamente autori e testi con gli attributi e pubblicare e pubblicizzare quelli, a spese loro. Se il materiale è buono, i riscontri economici arriveranno di sicuro. Invece qua pare che si vivacchi su personaggi di dubbia o nessuna moralità purchè di forte richiamo mediatico. Libri che gli ignoranti tengono in casa solo perché “fanno arredamento” o, peggio ancora, “fanno figo”. Perché magari un libro di Belen (eh, sì, c’è anche lei) te lo fa tirare. Devono ancora spiegarmi che caspita abbiano di validamente letterario gli scritti di Renato Curcio, Vallanzasca, Amanda Knox, Cesare Battisti, Raffaele Sollecito, Renato Curcio, Fabrizio Corona, Pietro Maso, e pure Monica Lewinsky…
Poi ci sono i disonesti: quelli che ti spillano quattrini (tanti, a me hanno chiesto fino a 3600 euro) e non fanno niente più di quello che farebbe il tipografo dietro l’angolo di casa tua. Fanno finta di essere editori, ma devi fare tutto tu: editing, scelta della copertina, pubblicità, presentazioni, interviste, passaggi radiofonici e quant’altro. Poco tempo fa, una tipa mi chiama al telefono, e dopo una presentazione così altisonante che al posto della suoneria del cellulare avrebbe dovuto partire la marcia trionfale dell’Aida, mi dice che mi pubblicherebbero con piacere, ma che (tra varie altre faccende a mio carico che ora non sto a specificare) loro avrebbero stabilito dei luoghi per le presentazioni – magari a casa di Dio – e io avrei dovuto invitare tutto il pubblico: amici, parenti, e conoscenti. Ma se, le ho risposto, tutta questa gente la devo portare io, allora tanto vale, li invito a casa mia e il libro lo faccio stampare in tipografia: faccio prima e guadagno di più, i miei amici fanno meno strada e siamo tutti più felici: Tu a che servi, allora?
In alcuni contratti sei proprio obbligato, con specifica clausola, ad impegnarti a fare tutto quello citato poc’anzi con il massimo impegno, pena lo scioglimento del contratto e talvolta una forte penale.
Nella domanda, mi chiedi di elencare pregi e difetti. Mah, che ti devo dire… i pregi non li ho ancora visti.
L’unica, e ribadisco l’unica cosa bella, è stata che il capo della Booksprint, Vito Pacelli, ha accettato di pubblicarmi gratuitamente dove di prassi, tutti gli altri pagano. Perché? E che ne so? Animo nobile? Ha creduto nel mio potenziale? Gli è particolarmente piaciuto il mio romanzo? Tutto questo insieme?  Non lo so. Ma quell’uomo, per me, è stato una luce nel buio della notte più nera. Non finirò mai di ringraziarlo per avermi dato fiducia. Ma temo sia un caso isolato di splendida umanità in un mare di str…  oops, non si può dire.

9-Il mercato editoriale, come tutti del resto, segue delle tendenze, delle mode. Se una grande casa editrice ti contattasse offrendoti molti soldi e visibilità per scrivere un libro di un genere che non senti tuo, che non ami, ma che vende, che faresti? Proveresti o continueresti per la tua strada?
Praticamente la cosa è già successa quando mi chiesero di scrivere canzoni per bambini, mentre io scrivevo testi impegnati. Arrivederci e tanti saluti. Oppure, se proprio mi trovassi a morire di fame, potrei trovarmi uno pseudonimo e scrivere qualche ca***** giusto per campare. Ma solo sotto pseudonimo, una volta sola, e senza mai apparire in pubblico. Mi vergognerei. Non sono mai riuscita a fare un lavoro che non mi piacesse. Conosco una donna, quarantenne, che ha dedicato tutta la vita al lavoro spaccandosi la schiena dall’alba al tramonto. Nel suo ambiente è parecchio famosa, ha sposato un uomo famoso e ha un’azienda bene avviata. La settimana scorsa, questa donna mi ha detto che una sua cara amica, coetanea, ha avuto un ictus e disperano di salvarla. Ha detto: “se succedesse a me, credo che avrei troppe cose da rimpiangere. Tutto quello che non ho fatto, tutto quello che mi sono persa, tutte le soddisfazioni che non ho avuto…” Ha avuto tutto, dalla vita, tranne quello che contava di più. Io, invece, non ho mai avuto soldi. Tutto il resto, l’ho avuto.

10-Come autrice che si autopubblica, la promozione è importante tanto quanto la scrittura. Tu quanto tempo dedichi alla promozione, anche su social, e quanto alla scrittura? Vorresti poter demandare l’aspetto della pubblicità ad altri e poterti impegnare esclusivamente nello scrivere?
Forse io sono un caso a parte, in quanto ho iniziato a pubblicare e avevo già nove romanzi già pronti. Ma mi piacerebbe tanto potermi dedicare a tutto quello che ho in mente, invece di perdere tutta la sera e tutte le sere cercando di farmi conoscere e promuovere le mie opere. E’ divertente, non lo nego, ma dopo un po’ vorrei fare dell’altro.

11-So che stai esplorando la strada degli audiobook e che ti piace molto. Ce ne puoi parlare? Cosa ne pensi? In Italia non sono molto diffusi. Tu che potenzialità intravedi?
Secondo me gli audiobook hanno un potenziale ancora tutto da scoprire. Un sacco di gente ascolta musica con auricolari e cuffie in metropolitana, in treno, in autobus, facendo jogging, pedalando, andando in macchina, facendo i mestieri di casa… invece che limitarsi alla musica potrebbero ascoltare un romanzo. Perché no? Una volta, in radio, si usava. Ma la tv non aveva ancora la diffusione attuale (sono vecchia, ricordo tante cose del passato). Si potrebbe tornare ad apprezzare i romanzi, se qualcuno te li raccontasse mentre hai le mani occupate a fare qualcos’altro.
Ho contattato vari editori di questo genere e ho provato ad affidare uno dei miei testi ad un attore, perché lo recitasse in un file sonoro. Sì, mi va bene, ma non troppo. Quell’attore è troppo impersonale nella lettura. Legge, ma non recita. Ci ha messo sei mesi a realizzare il tutto e ha fatto talmente tanti errori che credo ci metterà altri sei mesi a correggerli. Allora ho avuto l’onore e la fortuna di imbattermi in un amico di facebook capace di gestire files sonori. Mi ha fatto scaricare il programma giusto e mi ha insegnato ad usarlo. Sicuramente non ho la dizione perfetta di chi ha studiato recitazione, ( ma mi accorgo che man mano che vado avanti, miglioro) ma solo io so come parlino i miei personaggi, come sia la loro intonazione, dove aggiungere enfasi e dove delicatezza.
Anche questa volta, farò da sola.

Per concludere, una domanda d’obbligo
12-Dopo questo libro a cosa ti dedicherai? Hai già qualcosa in cantiere o prevedi una pausa?
Ho tante di quelle cose in mente, che non mi basterà il resto della vita a realizzare tutto. Intanto dovrò pubblicare gli altri romanzi, e ci vorrà un sacco di tempo per copiarli su pc (sono ancora scritti a mano). Poi ho alcune canzoni da registrare, e quando saranno pronte voglio montare dei video. Ho altri romanzi in testa, pronti da buttare giù. Ho da registrare gli audio books dei romanzi già editi… direi che ne ho fino all’età della pensione!
A questo punto saluto i miei lettori, ripetendo loro che considero un grandissimo dono l’avermi voluto dedicare qualche ora del loro tempo leggendo quello che scrivo. La vita è breve, e il tempo è un dono che vale più dell’oro. Li ripagherò dando loro romanzi sempre più belli e più avvincenti. Non ho intenzione di deluderli.
E grazie a chi ha voluto intervistarmi, ovviamente.
Un bacio a tutti dalla vostra Erika.

Ringrazio io Erika per la sua disponibilità, la sua simpatia, la sua autoironia. Non vedo l'ora di poter leggere questa interessante avventura.
Prima di salutarci vorrei invitarvi a conoscere un po' più da vicino la nostra Erika.


L'autrice si racconta:

Erika Corvo è un “Fai da Te” umano. Non aspettatevi Miss Universo, perché sono un cesso. A vedermi non mi dareste due lire, ma so fare tante cose, e tutto quello che so fare, l’ho imparato da sola. Sono nata a Milano nel 1958. Madonna, quanto sono vecchia! Sicuramente sono una donna strana: costruisco mobili, aggiusto elettrodomestici, eseguo piccoli lavori di muratura e idraulica, sbianco casa, lavo a mano la biancheria (non  ho la lavatrice) preparo medicinali a base di erbe, e mentre faccio tutto questo scrivo romanzi, e leggo manuali di sopravvivenza di Bear Grylls.
I miei non mi facevano mai uscire di casa, e il mio unico svago erano i libri. Ho imparato a leggere molto prima delle elementari, solo perché mi annoiavo e non sapevo come passare il tempo. Mio fratello era più grande di tre anni, e andava già a scuola. Quando arrivavano i suoi libri, sussidiario e libro di lettura, lui non li leggeva per tutto l’anno scolastico, io li avevo già letti di nascosto prima di novembre. (“Cosa fai col libro di tuo fratello? Mettilo via che glielo sciupi!” “Ma guardo solo le figure.” Palle. Li sapevo a memoria.)
Va da sé che quando venne il mio turno di andare a scuola, mi annoiassi da matti. Loro leggevano Pinocchio, io leggevo Kipling. Loro leggevano I tre porcellini, io leggevo la vita di Pasteur e i cacciatori di microbi. Loro leggevano Piccole donne, io leggevo I Peccati di Peyton Place e Lolita. Loro leggevano Biancaneve, io ci davo già dentro con gli Urania e con Salgari. Non potrei vivere senza leggere o senza scrivere.
Mio padre si divertiva a scrivere poesiole, raccontini, filastrocche e cambiava i testi alle canzoni facendole diventare spiritose. Niente di speciale, ma amici e parenti si divertivano alle sue trovate. Io sono cresciuta sapendo che fosse possibile farlo; era una cosa normale, e credevo che tutti lo potessero e lo sapessero fare. Andavo ancora alle elementari quando ho iniziato a farlo anch’io. E lo facevo bene. Ci sono rimasta male quando ho capito che gli altri, invece, non ci riuscissero.
Scrivere, è sempre stata la mia passione. Ho iniziato col diario, quando ero proprio piccola. Alle medie avevo già scritto varie raccolte di poesie e iniziavo a cimentarmi nei racconti. Ingenui, stupidotti, semplici… ma imparavo cosa si dovesse scrivere, e come farlo sempre meglio. Sono sempre stata spietata con me stessa, non mi sono mai crogiolata pensando di essere brava, se quello che facevo non era perfetto.
Quali sono le mie passioni? Secondo gli psicologi, desideriamo principalmente ciò che abbiamo davanti agli occhi e non possiamo avere. Prima passione: la musica: niente soldi per i dischi? (All’epoca c’erano gli LP in vinile) Con il primo stipendio mi sono comprata una chitarra . Una vera schifezza, ma chissenefrega? Nell’epoca hippie, tutti suonavano e tutti ti potevano insegnare a suonare, così le canzoni che volevo ho iniziato a scrivermele da sola. Lo studio: avrei voluto fare tante di quelle cose, ma i miei mi volevano per forza ragioniera. Ho mollato la scuola e ho imparato di nascosto, sui libri, tutto quello che mi fosse possibile imparare. Lingue, scienza, filosofia, storia… anche per la patente ho studiato di nascosto. Costruire: bricolage. I primi mobili di casa mia li ho costruiti io. Scrivere: e quello che scrivevo doveva essere assolutamente bellissimo, perché sarebbe stato quello che avrei dovuto leggere io. Medicina ed erboristeria: a parte le vaccinazioni di legge, entrambi i miei figli non hanno mai visto un pediatra. Quando non hai soldi neanche per una scatola di aspirina, anche le medicine te le devi fabbricare da sola e sperimentare su te stessa prima di darle ai bambini. Viaggiare, a qualunque costo; perché, come dicevo prima, i miei non mi facevano mai uscire di casa. Le mie vacanze, per una decina di anni, sono state vagabondare per tutta l’Europa con la sola spesa della benzina, dormendo e mangiando in macchina, lavando le magliette e i jeans nel fiume e facendo la doccia con l’acqua scaldata al sole sul tetto della macchina durante le soste, lungo qualche fiume. Se avevi coraggio, una volta, nell’epoca hippie, si poteva fare… Adesso, credo sia troppo pericoloso; ma la voglia di ricominciare è fortissima. Mi sa che quando smetterò di lavorare, ripartirò. Mi troveranno morta sotto un ponte, ma vuoi mettere il divertimento?… Se questo è il prezzo, lo accetto in pieno.
La musica, per me è sempre stata l’eros più profondo. Uno dei miei ricordi più belli è dato da una notte passata a suonare con un certo Davide, incontrato durante un festival musicale. Due chitarre, due cuori. Mai più rivisto. Ma abbiamo suonato i Pink Floyd fino al mattino.
Un giorno, (avevo solo diciassette anni) su una rivista musicale, trovo il bando di un concorso indetto dalla Baby Records: “Se non sei un cane e hai qualcosa di nuovo da dire, vieni e faccelo sentire.” I vincitori avrebbero inciso gratis. Avevo già scritto tante belle canzoni… Ok, mi dico! Vado, e mi fanno incidere! Giuro: non era presunzione ma ero certa delle mie capacità e potenzialità. Con la mia ingenuità di ragazzina e la mia “chitarretta”, schifosa col manico storto, vado e gli faccio ascoltare qualcosa. C’erano i fratelli La Bionda, come giudici; cantanti molto in voga all’epoca. Duemila partecipanti. Chi rimane, alla fine? Io e un certo Enzo Ghinazzi, passato poi alla gloria col nome d’arte di Pupo. I La Bionda mi chiesero come caspita facessi a suonare con quello schifo che avevo in mano, e risposi loro col massimo candore che non potevo permettermi altro… Mi hanno accompagnato in un bellissimo negozio di articoli musicali e mi hanno regalato una chitarra favolosa, che ho ancora adesso e venero come una santa reliquia.


Ho inciso “Il mondo alla rovescia”, dieci canzoni. Era il 1977. Ma il mercato, di cantautori impegnati, ai tempi, era stracolmo. Mancavano, invece, cantanti per bambini; Cristina D’Avena non esisteva ancora, e volevano me per quella fascia di mercato. Anche perché, di filastrocche, potevo sfornarne anche cinque o sei al giorno con una facilità estrema. Ma non ho accettato. Cantavo cose impegnate alla De Andrè, che vado a cantare, i Puffi? Ma per favore!
Mi sono divertita, ci ho guadagnato una bellissima chitarra, ma la cosa è finita lì. È stato un bel gioco, e basta.
Mi sono sposata incinta per andarmene di casa, sposata coi vestiti che avevo addosso e basta. Sposata con un disgraziato, geloso e violento, pur di andarmene: una vita di stenti e d'inferno. Soldi per i libri non ce n'erano, dovevo pensare al bimbo, e si faceva fatica perfino a fare la spesa. E quando il mondo dove vivi non ti piace più, ne inventi un altro; le favole che ti racconti la sera per addormentarti e non pensare che non hai mangiato. I libri che volevo, ho iniziato a scriverli da sola. La storia che avresti sempre voluto leggere e nessuno ha mai scritto.
Il tempo passa. Divorzio dal primo disgraziato e ne trovo uno peggiore. Io continuavo a scrivere. I figli sono diventati due. I lavori che ho fatto per sopravvivere sono diventati mille. Parrucchiera, cartomante telefonica, vendita porta a porta, baby sitter, dog sitter, stiratrice, cuoca a domicilio, lavori di bricolage domestico, autista privata, ricamatrice, stiratrice, ripetizioni ai ragazzi delle medie, badante, spesa a domicilio e tanti altri. Poi tornavo a casa e spaccavo la legna per la stufa, sbiancavo i muri, costruivo i mobili con sega, martello, cacciavite e black e decker; ho messo insieme un impianto elettrico, e durante tutto questo ho cresciuto i figli.
I romanzi scritti sono diventati nove. Mai fatti vedere a nessuno, perché gli editori, se sono scritti a mano non li vogliono.
Quattro anni fa ho trovato un posto come badante presso la suocera di un architetto. Un giorno questi mi dice che, per principio, non legge libri scritti da donne, in quanto li trova troppo melensi e sdolcinati. Gli porto uno dei miei lavori e gli dico: bene, leggi questo, l'ho scritto io. Nonostante fossero più di quattrocento pagine scritte a mano, l'ha letto d'un fiato. Poi mi ha regalato un vecchio computer che teneva in montagna e mi ha detto: copialo e presentalo a qualcuno. È veramente bello.

Che dire... Ammiro molto Erika il tuo coraggio e la tua determinazione nel portare avanti le tue passioni e ti auguro un grandissimo in bocca al lupo per la tua carriera da scrittrice!

domenica 27 aprile 2014

Recensione in Anteprima: "Finché Suocera non ci Separi!"

Sono veramente contenta di poter recensire questo libro. L'autrice mi ha fatto l'onore di farmi leggere il suo lavoro in anteprima per un parere e sono molto felice di riportarlo anche a voi. Dopo quindi "Cara Cognata, Ti Odio!" (Recensione QUI) ecco la nostra italianissima autrice alle prese con il suo seguito: "Finché Suocera non ci Separi!" in uscita proprio oggi su Amazon.

Corinne Savarese colpisce ancora!

SCHEDA LIBRO:

Autrice: Corinne Savarese
Titolo: Finché Suocera non ci separi! (vol 2 di Cara ti Odio!)
Serie: Cara ti odio!
Genere: Chick Lit
Formato: e-book (prossimamente anche in cartaceo)

Link per l'acquisto:

LA TRAMA:


“Cara suocera, ti odio! 

Con quella tua faccina cadente e raggrinzita da sessantacinquenne, mi sorridi dolcemente, quando dentro di te stai pensando alla prossima frecciatina per farmi sentire inutile, insulsa, instabile, inadeguata, insipida, incompleta, inerme, inadempiente, insoddisfatta... tutta una serie di aggettivi che iniziano per IN che ti piacciono tanto, per potermi dominare e annientare.” (cit.) 


Può una suocera essere così invadente, arrogante e prepotente da distruggere una famiglia? O essere così perfida da ingiuriare e calpestare l’onestà di una nuora per screditarla agli occhi del proprio marito e del mondo? 
Può essere così infida da minare la sua autostima e annichilirla fino a farne la propria bambolina di giochi perversi? O essere così subdola e diabolica da raggirare e triangolare, per creare zizzania all’interno della coppia? 
Clarissa può! Infatti si presenta a casa di Daphne e Andrea, al ritorno dal loro viaggio di nozze, e non se ne va mai più. Quella che doveva essere una visita di piacere, diventa un incubo per Daphne che, anche questa volta, sarà costretta ad andare in terapia per ritrovare la propria identità e la propria famiglia. 

"Finché suocera non ci separi!" è il secondo libro della serie "Cara, ti odio!", dopo “Cara cognata, ti odio!” 
Questa serie vuole raccontare con ironia e sarcasmo tutta una gamma di relazioni problematiche di personaggi, caricature di se stessi, con cui quotidianamente ci scontriamo, spesso portate al limite del paradosso, del buonsenso e della comprensione. 


Ritroviamo qui la nostra cara coppia, Daphne e Andrea, che avevamo lasciato sull'altare il giorno del loro matrimonio. In realtà nell’epilogo avevamo visto anche qualcos’altro, ma il libro qui inizia qualche mese prima di quell’epilogo.
I nostri due tornano felici e più uniti che mai dalla loro fantastica, magica e appassionata luna di miele (proprio come dovrebbe essere ogni luna di miele) e si ritrovano un bel messaggino sulla segreteria: la suocera sta arrivando per conoscere la propria nuora. Daphne, è pronta, Daphne è carica, Daphne pensa che dopo essere sopravvissuta ad Annabella niente potrà andare storto,. Eppure le parole di Andrea: “Visto, già ti adora”, le mettono addosso un brutto presentimento. E dalla volta scorsa abbiamo già capito che i presentimenti di Daphne non vanno mai presi alla leggera.
Ma cosa mai potrà andare storto?
Beh, oserei dire di tutto e di più. E questa volta la nostra protagonista, che qui diventerà una vera e propria eroina ai miei occhi, dovrà tirare fuori gli artigli per sopravvivere.

Inizio col dire una cosa. Se “Cara cognata, ti odio!” lo avevo adorato, questo libro mi è piaciuto ancora di più.
Ritroviamo tutti i personaggi del libro precedente: oltre i due protagonisti, ritroviamo la segretaria Sara, Annabella, questa volta in veste di amica, i genitori perbenisti di lei, e il fratello gigolò Carlo, che continuo ad adorare nelle sue pur brevi ma significative comparse.
E ovviamente le new entry: i due suoceri.
Partiamo da Andrea e sfatiamo subito un piccolo preconcetto che potrebbe cogliervi: qui non sono Andrea e Daphne i protagonisti, ma la suocera. Ecco quindi che il nostro stilista, bello, affascinante e famoso, rimane un po’ più in disparte. Non per questo però si fa mettere in secondo piano senza i suoi momenti da leone. Sebbene la parte romance non abbia quell’importanza che aveva nel libro precedente, per ovvi motivi, le scene tra Andrea e Daphne sono molto dolci, intense, appassionate e fanno ancora battere il cuore. Insomma, Andrea, sebbene pecchi ancora ogni tanto di passività come con la sua gelosa e impicciona sorella, rimane un bellissimo personaggio. Le sue sfuriate e le sue uscite poi, nei momenti in cui rivendica il suo posto da maschio alfa all’interno della famiglia e della trama, mi sono piaciute da matti.
Tanto per darvi un’idea questa mi ha fatto morire dal ridere:

“Detto questo scende e con passo scazzato va verso i genitori. Abbasso il finestrino per sentire cosa succede, mentre metto le mani ghiacciate davanti al bocchettone dell'aria calda. Poi lo sento urlare.
«Che cazzo hai nella testa? Sei deficiente? Lasci mia figlia nel passeggino in cima a una cazzo di discesa, senza un cazzo di freno, le volti le tue cazzo di spalle e ti fai beatamente i cazzi tuoi senza curarti di un cazzo di niente?»
Non ho mai sentito quel termine fallico così tante volte, in così breve tempo e in così svariati modi di uso.”

Poi c’è Daphne. Se la ragazza aveva reagito con gran classe alle matterie della futura cognata uscendone a testa alta e con la reputazione impeccabile, qui la nostra “supergirl” sarà costretta veramente a tirare fuori tutta la grinta, la forza e il coraggio di cui dispone. Dovrà scoprire una nuova Daphne, lati del suo carattere che non sapeva di avere, liberarsi di alcuni fardelli che la opprimevano e diventare qualcosa di totalmente nuovo, per difendere ciò che di più caro ha al mondo: la sua famiglia.
Questo personaggio mi è veramente piaciuto. Credo che qui l’autrice abbia tirato fuori tutto il potenziale di questa donna dei nostri tempi che passa nel giro di poco tempo, da donna in carriera a moglie e madre. Da donna che deve pensare e rendere conto solo a se stessa, a donna che non può permettersi passi falsi e deve essere disposta a sacrificare parti di sé per il bene delle persone che ama (per i figli si fa di tutto).
Sì, il personaggio si è evoluto, sia rispetto al primo libro, sia all’interno di questo nuovo capitolo della storia e il modo in cui l’autrice l’ha accompagnata in questa crescita è assolutamente perfetto.

E infine arriviamo ai suoceri. Giustino e Clarissa.
Ancora mi chiedo come Corinne Savarese sia riuscita a creare una coppia così. Due stereotipi della categoria, due macchiette a tratti irritanti a tratti esilaranti, a volte odiosi a volte da suscitare pietà. Ovviamente, anche se Giustino rappresenta un’ottima spalla, tra i due, lo dice il titolo stesso, è Clarissa ad avere la parte da prima ballerina. Ed è proprio questo: una ballerina, ma sgraziata e invadente, che saltella di qua e di là sul palco cercando di attirare tutta l’attenzione su di sé, con l’unico risultato di travolgere tutti coloro che hanno la sfortuna di capitarle davanti. Questa donna dalla doppia faccia ma dalle mille sfaccettature che piano piano mostrerà la sua vera natura e le sue motivazioni è il fulcro portante dell’intera vicenda. E’ lei che regge la storia, lei che suscita le emozioni nel lettore: rabbia, dolore, voglia di vendetta, ilarità, pietà. E proprio come era successo per Annabella, Clarissa non è un personaggio meramente funzionale alla storia. L’autrice ne esplora profondamente il carattere e la psicologia, invitandoci a riflettere bene su quello che probabilmente rappresenta lo stereotipo per antonomasia dei rapporti sociali: suocera contro nuora. E ci fornisce anche una interessantissima chiave di lettura alle dinamiche che vengono a crearsi in questi rapporti e anche alle motivazioni che spingono le persone ad agire in un determinato modo.

Non posso poi non parlare dei personaggi secondari. Due su tutti: il Dottor Ramarro e la professoressa “Montalcini”. L’autrice riesce già con i loro nomi o soprannomi (come nel secondo dei due casi) a farti comprendere il carattere e il ruolo di queste figure, a fartele prendere in simpatia o antipatia, a fartele immaginare come due attori dietro le quinte, pronti ad entrare in scena per dire la loro e restare poi per il resto dello spettacolo a guardare come gli altri attori si agitano sul palco, in reazione a quella singola azione o battuta che hanno lanciato nella trama con l’effetto di una bomba atomica. Insomma piccole presenze ma che lasciano un segno indelebile e che sono la classica ciliegina sulla torta di tutto il libro.
Direi che è il caso di non spingermi oltre nell’esame dei personaggi o svelerei troppo, anche se ne avrei ancora molto da dire.

E passiamo alla cosa che più ho adorato in questo libro: l’umorismo.
L’ho trovato ancora più travolgente e profondo. L’autrice usa uno stile incredibilmente ironico, battute così argute, situazioni e immagini così vivide ed esilaranti, che non puoi fare a meno di ridere a crepapelle, soprattutto nella seconda parte della storia.
Uno su tutti questo pezzo mi ha fatto morire:

“Clarissa sembra si sia crepata. Una statua di ghiaccio sul punto di rompersi in miliardi di pezzettini. Sarebbe magnifico. Non potrei nemmeno provare a raccoglierli. Li lascerei lì a sciogliersi con finta aria dispiaciuta, mentre dentro di me si alzerebbe la melodia del canto Nessun dorma di Puccini. “Ma il mio mistero è chiuso in me. Il nome mio nessun saprà. La laaa la laa la laaa laaaaa laaaaaaa. Dilegua, o notte! Tramontate, stelle! Tramontate, stelle! All'alba vinceròòòòòo. Vinceròòoòoo. Vinnnnn-ceeeeee-ròòòòòòòòo.” Il sipario si chiuderebbe e miliardi di mani applaudirebbero al mio atto.”

Questo è quello che intendo con scene vivide. Alzi la mano chi non si immagina questa scena come se la vedesse alla televisione. Leggendo poi il libro e contestualizzandola nella storia, sapendo tutto quello che c’è prima… beh, qui non puoi non immedesimarti nella protagonista e intonare tu stesso il canto. Ma questo è solo uno dei tanti episodi che potrei riportare.

Solo due momenti nella trama ho trovato un po’ amari, un po’ difficili a livello emotivo, ma questo molto è dovuto al gusto personale. Non posso svelarveli o farei spoiler e non è nelle mie intenzioni, ma posso dire che comunque l’autrice è stata molto brava a stemperare subito la tensione e la drammaticità delle scene in questione in modo da non appesantire troppo la lettura. E comunque sono state appunto due in tutto.

Che posso dire per concludere?
Ovviamente ne consiglio assolutamente la lettura. Ma vorrei tuttavia invitarvi a porre attenzione su una cosa. Se cercate un libro leggero e senza impegno da leggere alla spiaggia, una specie di harmony, assolutamente non è questo il genere. Come ho ripetuto più volte per “Cara cognata, ti Odio!” e detto e ridetto anche qui, le situazioni presentate sono solo apparentemente superficiali. L’autrice usa il chick lit, con le situazioni assurde, i paradossi e lo humor propri del genere, rimodellandoli, plasmandoli secondo la sua volontà, per farci riflettere su dinamiche, rapporti sociali e problematiche comuni che vengono a crearsi nella vita assolutamente reale e quotidiana di ognuno di noi.

IL MIO VOTO:



Per contattare l'autrice

Facebook: Corinne Savarese Autrice
Google + Corinne Savarese
E-mail: corinnesavarese@gmail.com

Twitter: Corinne Savarese — con Corinne Savarese-Autrice


martedì 22 aprile 2014

Recensione: Il Giocoliere di Parole

Sono molto contenta che l'autore di questo libro mi abbia contattata presentandomi il suo lavoro. Per me è sempre un onore e una grande responsabilità quando qualcuno mi chiede di leggere il frutto delle proprie fatiche e del proprio impegno e vorrebbe ricevere un mio parere. Quando poi mi trovo davanti prodotti come questo la gioia è anche maggiore.

Il Giocoliere di Parole
di Alberto Diamanti

SCHEDA LIBRO:

Titolo: Il Giocoliere di Parole
Autore: Alberto Diamanti
Editore: Cima editore
Data Pubblicazione: Dicembre 2013
Lingua: Italiano
Formato: e-book e cartaceo
Pag.: 101

Link per l'acquisto: IBS, Cima Editore e principali librerie
on line

LA TRAMA:

Un libro per bambini, genitori ed educatori...

Per dialogare con i piú piccoli su temi importanti... "...perché solo i bambini, con la loro  fantasia, possono far diventare reali delle storie cosí...
.... storie con quel finale che tutti vorremmo, ma che solo la fantasia dei bambini (e le speranze degli adulti) possono trasformare magicamente in
realtà, anche se fatta solo di parole..."


Il giocoliere di parole è una raccolta di favole per bambini in rima, una sorta di filastrocche, scritte da un autore italiano emergente.
La prima cosa che ho pensato iniziando a leggere l’opera è stata: "Wow, questo libro devo comprarlo per i miei bimbi e regalarlo ai miei nipoti."
E’ affascinante. E non solo per i piccoli ma per gli adulti stessi. Il libro ti trasporta nel suo mondo fatato in cui valori importanti, insegnamenti essenziali, scoperte e significati, si impregnano di magia, arrivandoti dritti al cuore e all’anima. L’autore attraverso la poesia, le immagini fantastiche, i suoi piccoli protagonisti umani e fiabeschi, riesce a stabilire un ponte dialogico tra adulti e bambini. E’ proprio così che i grandi dovrebbero insegnare ai propri figli o alunni. Le filastrocche toccano temi importanti come la pace e la guerra, il rispetto per la natura e le sue risorse, l’amicizia, il donarsi per un amico in difficoltà, il valore della famiglia, l’amore.

Ma oltre a questi, in alcune storie vengono spiegati in maniera molto fantasiosa, elementi della realtà che ci circonda: l’arcobaleno, da dove viene il miele, i bambini come frutto dell’amore tra un uomo e una donna e così via. I personaggi evocati dall’autore sono incredibili: angeli, fate, streghette, stelle, luna e sole, fiori, animali, Babbo Natale e la Befana, pupazzi di neve, gnomi, acini d’uva, bambini, clown e molti altri ancora.
Il tutto in un linguaggio che non può che catturare l’attenzione anche dei più piccoli.
L’uso della rima trasforma queste storie in una dolce ninna nanna, in una melodia che incanta chi ascolta non solo con i contenuti ma con la forma stessa. E lo dico per esperienza visto che sono mamma di tre maschietti per cui le favole della buonanotte sono un momento atteso e indispensabile, oltre che un momento affettivo gioioso con mamma e papà.

Negli ultimi anni si è insistito molto sull’importanza che ha la lettura nell’educazione dei piccoli, fin dai primi mesi di vita. Oggi vi sono numerosi progetti che formano i genitori verso la consapevolezza dell’essenzialità di questa forma educativa che si connota anche di valenze affettive. In quest’ottica, questo libro diventa uno strumento molto utile allo scopo. Utile per i bambini per imparare, utile per i genitori per dialogare con loro, utile per gli insegnanti che vogliano trasmettere delle nozioni attraverso la fabulazione.
Anche alcuni racconti, come “Il giocoliere di parole” o “Il ladro di sorrisi”, mostrano proprio quest’aspetto essenziale. Il messaggio di queste due filastrocche sembra più rivolto ai grandi, per spingerli a condividere momenti incantati con i propri figli per riscoprire insieme a loro, cosa significa vedere il mondo attraverso lenti magiche colorate.

Consiglio assolutamente questo libro come lettura da condividere tra adulti e bambini, per assaporare insieme momenti preziosi e lasciarsi incantare dalla magia.

IL MIO VOTO:



Riconoscimenti:

-La raccolta di componimenti de IL GIOCOLIERE DI PAROLE, si è classificata nel mese di dicembre 2013 (nello stesso mese di uscita del libro), al terzo posto del concorso letterario IL NATALE dell'ARCHEOCLUB PATTI (Messina), ricevendo speciale menzione della giuria.

-A fine gennaio 2014, uno dei racconti del libro ("I quattro generali") si é classificato in semifinale al Trofeo PENNA D'AUTORE, ricevendo
Il Diploma d'Onore.

-A fine febbraio 2014, tre inediti dell'Autore, vengono selezionati nel concorso Romagna Book Festival (prossimo 5/6 aprile 2014).

-Nei primi giorni di marzo 2014, IL GIOCOLIERE DI PAROLE si classifica al terzo posto del PREMIO CULTURALE NAZIONALE UNICAMILANO, e un inedito, "La bambina ed il lungo stradone" si classifica in finale al Concorso Letterario "MAMMA MIA!  ("Les Cahiers du Troskij Café").

-Sempre nella prima metà di marzo 2014, IL GIOCOLIERE DI PAROLE si qualifica per la finale del Premio Letterario Caterina Martinelli, aggiudicandosi il 
Premio Speciale Letteratura per l'Infanzia.

sabato 19 aprile 2014

Recensione: L'ombra del Sole

Buona Pasqua a tutti!
La mia sorpresa... una bella recensione di un libro pubblicato ormai da un po' e che con grande rammarico ho scoperto solo ora.  Pochi giorni fa vi avevo già segnalato l'uscita della nuova opera di Eva Fairwald, interamente scritta in inglese. Parlo del suo Trusting Darkness. Vi avevo però anche promesso, nel giro di poco, la recensione della sua prima opera, un fantasy YA.
Bene, eccomi qui.

L'ombra del Sole
di Eva Fairwald

SCHEDA LIBRO:

Autore: Eva Fairwald
Titolo: L'ombra del Sole: "Le Ombre di Dora N° 1"
Serie: Le Ombre di Dora
Formato: e-book
Genere: Urban Fantasy per ragazzi

Link per l'acquisto: Amazon
Sito: http://evafairwald.wix.com/leombredidora

LA TRAMA:

Una ragazza in pericolo e un ragazzo coraggioso al momento giusto e nel posto giusto: solo fortuna? Dora è sconvolta, qualcuno la vuole morta ad ogni costo e Connor, il suo salvatore, la porta lontano da casa per tenerla al sicuro senza mai perderla d’occhio.
Ma si può davvero rimanere tranquilli se un angelo nero e dei vampiri si aggirano nello stesso palazzo? Perché Connor odia l’assistente del bibliotecario anche quando fa di tutto per aiutare Dora?
In una dimensione parallela l'Impero del Sole ha sottomesso gli altri popoli, molti sono costretti alla schiavitù, ma alcuni pianificano da anni un modo per riconquistare la libertà. Che ruolo ha Dora in tutto questo? Basterà il coraggio di Connor per uscirne vivi?





           


Dora sembra una ragazza tranquilla e assolutamente normale. La scuola, di cui conta i giorni alla chiusura, i compagni e le sue monotone giornate, che le scorrono davanti in una cantilena incessante. E sì, perché Dora si annoia a morte. Vorrebbe che accadesse qualcosa, qualsiasi cosa, a stravolgere la sua vita e farle provare un po’ di emozioni.
Ma si sa, bisogna stare bene attenti a quello che si desidera. Perché proprio quando meno se lo aspetta, Dora viene catapultata in un mondo parallelo, inseguita da sicari, salvata da un ragazzo misterioso, conosce angeli caduti e vampiri e si ritrova ad essere l’elemento fondamentale per una rivolta contro una dittatura crudele e ingiusta. E poi l’amore. Dora dovrà anche fare i conti con i desideri inspiegabili e spesso confusi del proprio cuore, alle prese col primo amore. E quest’ultimo forse sarà lo scoglio più difficile da superare per la ragazza. Insomma molto di più di quanto una “semplice umana” avrebbe mai potuto pensare.

Allora… ho così tante cose da dire su questo romanzo che non so da dove cominciare.
Iniziamo col dire che è un fantasy per ragazzi, uno YA. E qui forse qualcuno storcerà il naso. Beh, negli ultimi tempi mi sono accorta che gli YA e i NA non sono più letture per me che ormai sono alla soglia dei 35 anni, perché non riesco più a riconoscermi nei personaggi, né tantomeno nelle loro problematiche. Eppure questo romanzo mi ha veramente sorpreso. Sì, la protagonista è una diciassettenne che ancora deve capire cosa vuole dalla vita e ha mille dubbi e li affronta proprio come farebbe una ragazza di quell’età, soprattutto per ciò che riguarda il fattore amore. Ma la cosa non mi ha disturbato, affatto. E credo che il motivo sia che non è la parte romance ad essere prevalente nella trama.
Eva Fairwald ha creato un mondo parallelo con vampiri, demoni, angeli caduti, cloni, popoli e razze dai poteri particolari, come Connor, un marchiato dal fuoco. Ci sono tanti di quegli elementi fantastici che affascinano il lettore, che davvero i “problemi di cuore” passano in secondo piano.
In secondo piano ma non all’ultimo. Perché anche la parte romance ha la sua importanza e il suo significato.
Mi è piaciuta molto. Connor e Dora hanno dato vita a un amore delicato ma totale, dolce e avvolgente che mi ha fatto sorridere e commuovere. Due ragazzi a confronto con i propri sentimenti per la prima volta, incapaci di capirli a fondo e di comportarsi di conseguenza fino all’inevitabile resa finale. Mi è piaciuto l’evolversi del loro amore, i piccoli gesti di Connor nascosti dietro un carattere deciso e scontroso, il loro battibeccare e prendersi in giro su tutto a cominciare dal pigiama rosa confetto di Dora, con l’unicorno glitterato. Mi è piaciuto come l’autrice ha gestito la graduale presa di coscienza dei propri sentimenti nei confronti l’uno dell’altra.

E passiamo quindi ai personaggi.
Di Dora e Connor ho già detto molto. Lui scontroso, determinato, votato al suo lavoro, leale fino alla fine, ma anche premuroso e protettivo. Insomma la giusta dose tra strafottenza e dolcezza, tra arroganza e comprensione. Lei aperta, schietta, ma anche insicura e assolutamente non perfetta, una ragazza in cui potersi rispecchiare. A volte ho avuto voglia di darle una scrollata per svegliarla un po’, ma assolutamente la coppia è ben riuscita.
E poi Daemon… Daemon ha suscitato fin da subito la mia antipatia più profonda. E credo che sia uno di quelli che, o lo odi o lo ami. Per questo posso tranquillamente asserire che l’autrice è stata molto brava nel caratterizzarlo. Un personaggio ambiguo, che viaggia sul filo del rasoio tra bene e male, tra giusto e sbagliato. Un angelo caduto, dal passato oscuro e in cerca di redenzione. O forse è altro quello che cerca? Non sarò io a rivelarlo. Certo l’autrice è stata brava a tenere il personaggio in bilico fino alla fine. Chi è Daemon? La creatura viscida e spregevole che pensa Connor, o l’angelo bellissimo, sofferente e incompreso che ritiene Dora? E’ questo quello che ti chiedi fino all’ultima pagina.
Anche i personaggi secondari sono tutti ben delineati. Ho apprezzato molto Riccardo. In realtà il poverino non ha avuto molto spazio all’interno della trama, (ed è un peccato perché aveva molto potenziale) ma per quel poco che c’è, mi è risultato molto simpatico. E soprattutto con poche frasi e comportamenti è stato inquadrato alla perfezione.
Qui ho notato una piccola pecca: Sandro, lo stregone protettore di Riccardo. Ecco, lui è stato lasciato troppo indietro rispetto agli altri, troppo in disparte, poco delineato e approfondito. Visto il suo ruolo nella trama avrei preferito una maggiore caratterizzazione.

E in ultimo lo stile, le descrizioni e il linguaggio
Eva Fairwald conosce l’italiano. Per quanto sostenga che preferisca l’inglese per scrivere, l’italiano lo sa padroneggiare molto bene. Sa giocare con le parole, con la loro musicalità e il loro significato. Il linguaggio è diretto, frizzante a tratti ironico e arguto e soprattutto è adatto al pubblico giovane a cui si rivolge il romanzo.
Lo stile è fluido, scorrevole, il ritmo narrativo avvincente tanto che non riuscivo a smettere per l’impazienza di leggere la fine.
Ed anche le descrizioni mi hanno conquistato. Io non amo le descrizioni, anzi, eppure qui c'è quel giusto compromesso tra il catapultare il lettore dentro quella realtà sconosciuta, dentro gli ambienti, le scene, le azioni, il paesaggio, senza annoiarlo a morte. Elementi chiari, precisi, sintetici, ma altamente evocativi che ti portano quasi a toccare con mano.

In conclusione. L'autrice è stata veramente brava a creare una storia ricca di elementi originali, intriganti, sorprendenti e magici. Ha creato un mondo affascinante. Il tutto in una vicenda avvincente condita con combattimenti, tradimenti, pericoli, agguati, inganni e romanticismo. Il libro mi ha lasciato una bella sensazione addosso, mi ha fatto svagare, sognare e divertire e quindi credo che valga bene la lettura.
Una piccola avvertenza. Non lasciatevi ingannare dal finale. Non è quello che può sembrare, non è superficialità da parte dell’autrice.
Ora mi spiego. Avete presente I Promessi Sposi di Manzoni? Il famoso matrimonio che “non s’ha da fare” è, all’inizio, il fulcro della storia. Ma pian piano passa in secondo piano per poi scomparire quasi del tutto, tanto che alla fine non interessa a nessuno se questi due ragazzi riescono o meno a sposarsi. Ecco, qui l’autrice ha fatto una cosa del genere. Ha spostato il fulcro della storia. Quello che all’inizio sembrava il quid, l’elemento portante della trama, passa così tanto in secondo piano da essere relegato all’epilogo. E qui l’autrice è stata veramente magistrale a mio parere.

IL MIO VOTO:




Se volete avere un assaggio del libro, potete scaricare l'anteprima direttamente da Amazon (QUI)



Per conoscere meglio l'autrice, leggetevi l'intervista che mi ha gentilmente concesso qualche giorno fa. (QUI)


Inoltre il libro dispone di un'edizione speciale3 capitoli inediti, un racconto e 8 capitoli di anteprima del prequel: L'Ombra dell'Angelo.