martedì 18 marzo 2014

Recensione La mia Amica Ebrea

Una tenera amicizia nata nella Germania del 1943

Poco tempo fa avevo segnalato questo libro di una giovane autrice italiana: Rebecca Domino. Ora ecco la mia recensione. Ma prima vi ricordo la trama e la scheda del libro.

SCHEDA LIBRO:

Titolo: La Mia Amica Ebrea
Autrice: Rebecca Domino
Data Pubblicazione: 27 Gennaio 2013 (Giornata della Memoria)
Formato: e-book (PDF)
Prezzo: € 1,99
Dove Acquistarlo: Lulu (clicca QUI per accedere al canale di acquisto)

LA TRAMA:

Amburgo, 1943. La vita di Josepha, quindici anni, trascorre fra le uscite con le amiche, le lezioni e i sogni, nonostante la Seconda Guerra Mondiale. Le cose cambiano quando suo padre decide di nascondere in soffitta una famiglia di ebrei. Fra loro c'è Rina, quindici anni, grandi e profondi occhi scuri.
Nella Germania nazista, giorno dopo giorno sboccia una delicata amicizia fra una ragazzina ariana, che è cresciuta con la propaganda di Hitler, e una ragazzina ebrea, che si sta nascondendo da quello che sembra essere il destino di tutta la sua gente.
Ma quando Josepha dovrà rinunciare improvvisamente alla sua casa e dovrà lottare per continuare a sperare e per cercare di proteggere Rina, l'unione fra le due ragazzine, in un Amburgo martoriata dalle bombe e dalla paura, continuerà a riempire i loro cuori di speranza.
Un romanzo che accende i riflettori su uno dei lati meno conosciuti dell'Olocausto, la voce degli "eroi silenziosi", uomini, donne e giovani che hanno aiutato gli ebrei in uno dei periodi più bui della Storia.

RECENSIONE:

Seffi, così gli amici chiamano la quindicenne Josepha, cerca di mantenere il più possibile inalterata la sua vita nonostante la guerra che ormai da anni sta devastando la Germania. Non si pone troppe domande. La razza ariana è la migliore di tutte, la Germania è la nazione più potente, Hitler è il loro salvatore e gli ebrei sono pericolosi, cattivi e meritano ciò che gli sta accadendo. Non ama le letture che suo fratello Ralf, membro della gioventù hitleriana, propina a lei e a tutta la sua famiglia, ma non ne sa bene il perché. Non le disapprova, semplicemente non le piacciono.
Lei, al confine tra la fanciullezza e l’età adulta, non ancora attratta dai ragazzi come le sue amiche, ma proiettata verso un futuro di pace e serenità, preferisce ancora leggere le favole e soprattutto scriverle. Odia la guerra e tutto ciò che comporta: il coprifuoco, la scarsità di cibo, la scuola chiusa e soprattutto le corse in cantina e la paura quando cadono le bombe.
Lei e le sue amiche passano le giornate cercando di distrarsi il più possibile, cercando di non pensare ai loro amici, fratelli, o padri al fronte, a coloro che hanno fatto ritorno menomati (come il padre di Seffi e il fratello di Anja) o che non hanno fatto ritorno affatto. Con le sue tre amiche scherza, gioca e spera. Spera che la guerra finisca, che tutto torni normale, che abbia la possibilità di crescere e di avere un futuro.
Eppure tutto cambia quando suo padre decide di dare rifugio a Rina e alla sua famiglia ebrea.

Non avendo le conoscenze per valutarlo dal punto di vista storico, ovvero se il modo di parlare, gli usi, i costumi, le abitudini, siano adatte al periodo narrato, mi limiterò a valutare il romanzo in sé e per sé.

Non sapevo cosa aspettarmi da questo libro, devo essere sincera. Ma sicuramente non mi aspettavo questo. Ho trovato il libro stupendo.
Non è la solita storia di due ragazzine che separate dall'ideologia nazista si ritrovano a lottare per portare avanti la loro amicizia.

No, qui c’è una vera e propria presa di coscienza da parte di Josepha che arriva a mettere in dubbio l’ideologia nazista con la quale è cresciuta, che inizia a pensare con la propria testa, che ha il coraggio delle proprie idee e le porta fino in fondo, anche contro i propri familiari; perché una volta scoperta la verità non può tradirla per nessun motivo al mondo, anche se ne va della sua vita.
Quella che ci viene raccontata è la crescita della protagonista e non perché alla fine arriva anche lei a interessarsi ai ragazzi e a dare il suo primo bacio, ma perché arriva a prendersi la responsabilità delle proprie scelte. Scelte che mai e poi mai spetterebbero a una ragazzina di 15 anni.

All’inizio lei come il fratello e la madre non vogliono quelle persone in casa. Nascondere ebrei nella Germania del ’43 significava essere uccisi o deportati, anche se di “pura” razza ariana. Invece piano piano questa ragazzina dalla intelligenza vivace e dalla spiccata curiosità per tutto ciò che la circonda, si avvicina alla sua coetanea ebrea, Rina.
E lo fa appunto prima per caso e poi per curiosità. Un giorno entra in soffitta per prendere un libro di favole e quando scopre che Rina lo stava leggendo si arrabbia. Si sente violata nelle sue proprietà, nella sua privacy da chi considera inferiore e pericoloso (è incredibile come la protagonista abbia paura di stare sola con quella famiglia di tre ebrei stanchi, deboli, denutriti, avviliti ed esausti, per timore che le facciano del male.) ma quando va per sgridarla e dirle di non farlo più, viene colpita dalla sua fragilità, dalla sua paura e dalla sua tristezza e le lascia il libro.
Da lì la curiosità di Seffi cresce. Vuole sapere tutto degli ebrei: come e dove vivevano, cosa pensano, cosa gli piace, se è vero ciò che si dice sui campi di concentramento. E così giorno dopo giorno, con molta circospezione, le ragazzine iniziano a scoprirsi, a fidarsi, a condividere le paure e le speranze e si ritrovano a rimpiangere di non poter essere amiche alla luce del sole. A soprattutto sperano. Sperano che la guerra finisca per poter parlarsi e volersi bene liberamente.

Il libro è scritto in prima persona, dal punto di vista di Josepha, come un diario e questo mi ha fatto immedesimare molto nella protagonista. Le sue giornate apparentemente banali con le amiche ma che in realtà testimoniano il loro desiderio di normalità in una realtà come la guerra che normale non è, i ragazzi, le prime cotte, le paure, le speranze. Ho gioito con Seffi, ho pianto con lei, mi sono arrabbiata, ho sperato, ho avuto paura e mi sono sentita tradita proprio come lei.
E’ un libro che mi ha tenuto incollata parola dopo parola fino a che non sono arrivata alla fine e una volta girata l’ultima pagina mi è rimasto nel cuore per un bel po’ e soprattutto mi ha fatto riflettere su questi “eroi silenziosi” a cui la storia raramente rende omaggio ma che hanno avuto una parte importante nelle vicende tanto quanto i soldati al fronte.
Che altro resta da dire. I personaggi sono ben delineati, ognuno con la sua personalità e la sua psicologia, da quelli principali a quelli secondari, lo stile è fluido e scorrevole.

In sintesi un libro che consiglio vivamente, una lettura bella e preziosa su un tema delicato e su un terribile avvenimento storico; una tenera e dolce amicizia nata in un periodo oscuro e in circostanze sfavorevoli, ma più vera e salda di tante altre.


Citazioni dal libro:

“Io mi sento superiore a… bé, a chiunque, lo sanno tutti che la razza ariana è la migliore al mondo. Allora, se siamo migliori degli altri, perché non mettiamo la parola fine alla guerra, che sta facendo soffrire così tanta gente? E poi… guardo Rina, che sta giocherellando con la mia sciarpa come se fosse d’oro. Mi chiedo cosa pensa davvero. Cosa prova. Posso solo immaginare il dolore che alberga nel suo cuore al pensiero del padre, la paura di venire portata via, di perdere un altro dei suoi cari, come sia costretta a rimanere chiusa in soffitta anche durante i bombardamenti, sperando solo nella fortuna, senza neanche provare a salvarsi. Lei tiene alla vita, questo l’ho capito dalle sue lettere, eppure non può fare niente per rimanervi attaccata il più a lungo possibile, o per viverla. Ed ecco che la domanda sovrasta ogni altro pensiero: e se mio padre avesse ragione? Un brivido di terrore mi percorre la schiena: vorrebbe dire che Hitler ha torto.”


IL  MIO VOTO:


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